Boicott USA

FONTE Facebook Pietro Millefiore 3-4-25

Questi sono i prodotti americani che troviamo sugli scaffali dei supermercati italiani.

Quindi…. Boicott USA!


Prodotti: Gim, Jocca, Linderberger, Lunchables, Mozary, Osella, Philadelphia, Sottilette Kraft, Susanna (formaggi confezionati); Legeresse, Mayonnaise, Mato Mato (maionese e salse varie); Caramba, Hag, Splendid (caffè); Suchard, Cote d’Or, Milka, Toblerone, Terry’s (cioccolata e cioccolatini); Milka Tender (merendine); Milka slurp (solubili prima colazione); Simmenthal, Spuntì (carne in scatola).
BRISTOL-MYERS SQUIBB
Prodotti: Farmaci
CAMPBELL
Prodotti: Campbell’s (pomodori e passate); Liebig (maionese e salse varie)
COCA-COLA
Prodotti: Beverly, Bonaqua, Coca-Cola, Coca-Cola Light, Fanta, Kinley, Ice Lemon, Sprite (aranciate cole e simili), Minute Maid (succhi di frutta)
COLGATE-PALMOLIVE
Prodotti: Fabuloso, Soflan (ammorbidenti); Dinamo, Soflan (det. bucato a mano e lavatrice); Aiax, Fabuloso (det. superfici dure); Nidra, Palmolive (bagnoschiuma e shampoo); Glicemille (creme protettive); Colgate, Plax (dentifrici); Donge, Douss Douss, Palmolive (saponi mani e viso); Palmolive (saponi e lozioni barba); Douss Douss (prod. igiene intima); Bravo (guanti e spugnette).
FRESH DEL MONTE
Prodotti: Del Monte, Del Monte Gold (banane e ananas freschi)
DOLE
Prodotti: Bouba, Dole, Bajella (banane e ananas freschi); Dole (frutta secca)
GEORGIA PACIFIC
Prodotti: Lotus, Tenderly, Tutto, Tuttoacqua (fazzoletti), Lotus, Tenderly (tovagliolini); Tutto Panno Carta, Tenderly (carta assorbente); Tenderly (carta igienica)
GILLETTE
Prodotti: Gillette (lamette, saponi e lozioni da barba); Oral-B (dentifrici).
HEINZ
Prodotti: Plasmon (camomilla e infusi); Plasmon, Teddi (yogurt e dessert); Montefiore, Nipiol, Plasmon (biscotti e pappe); Latte David (latte per bambini); Plasmon, Dieterba, Nipiol (omogeneizzati); Plasmon (merendine); Fattoria Scaldasole (succhi di frutta, yogurt e dessert); Fattoria Scaldasole, Teddi (latte UHT); Mareblu (tonno e sardine); Ketchup Heinz (maionese e salse varie); Free Aglut (pasta, pane e sostituti del pane)
JOHNSON & JOHNSON
Prodotti: Carefree, Johnson & Johnson, O.B., Silhouette (assorbenti e tamponi); Johnson’s baby (fazzoletti); Baby Shampoo Johnson’s, Clear&Clear, Johnson’s pH 5.5 (bagnoschiuma e shampoo); Johnson’s Baby Olio, Neutrogena, Penaten (creme protettive); Aveeno, Carefree, Johnson’s pH 5.5 (prod. igiene intima); Johnson’s Baby, Johnson’s pH 5.5, Neutrogena (saponi mani e viso), Piz Buin (creme protettive)
JOHNSON WAX
Prodotti: Bio Shout (additivi e smacchianti); Pronto (cera per pavimenti, lucidanti); Glade (deodoranti per l’ambiente); Anitra WC, Idraulico Liquido, Mr. Muscolo (det. sup. dure); Off!, Raid (insetticidi); Autan, Baygon (insetticidi)
KELLOGG
Prodotti: All-Bran, Kellogg’s, Rice Krispies (cereali prima colazione).
KIMBERLY-CLARK
Prodotti: Kotex (assorbenti e tamponi); Scottex (carta assorbente, tovagliolini); Scottex, Scottonelle (carta igienica); Kleenex, Scottex (fazzoletti), Huggies, Lines Huggies, Pull Ups (pannolini).
MARS
Prodotti: M&M’s (cioccolata e cioccolatini); Bounty, Mars, Milky Way, Snickers, Twix (merendine); Bounty, Mars (gelati e snack surgelati); Uncle Ben’s (riso); Suzi-Wan, Uncle Ben’s (piatti pronti)
PEPSI COLA
Prodotti: Mirinda, PepsiCo, Seven-Up, Slam (aranciate, cole e simili); Tropicana (succhi di frutta); Gatorade (bevande dietetiche); Quaker Cruesli (cereali prima colazione)
PFIZER
Prodotti: Farmaci
PROCTER & GAMBLE
Prodotti: Intervallo, Lines, Tampax (assorbenti e tamponi); Head&Shoulders, Infasil, Keramine H, Pantene, Zest, Experience, Wella (bagnoschiuma e shampoo); Oil of Olay, Oil of Olaz (creme protettive); AZ, Fukident (dentifrici); Infasil Intimo, Lines Lei (prod. igiene intima); Camay, Infasil (saponi mani e viso); Noxzema (saponi e lozioni da barba); Dignity, Linidor, Pampers (pannolini); Bounty (carta assorbente); Pampers, Senz’acqua Lines, Tempo (fazzoletti); Lenor (ammorbidenti); Ace, Ariel, Bolt, Dash, Tide (det. bucato a mano e lavatrice); Ace, Baleno, Mastro Lindo, Mister Verde, Spic&Span, Tuono, Viakal (det. sup. dure); Ace Gentile, Febreze (additivi e smacchianti); Ace, Può, Milton (varechina); Swiffer (guanti e spugnette); Pringles (snack salati). Dora, APC, Polin, Zest (detersivi) Asciugatutto (fazzoletti), Clerasil, Demak’up, Milton (igiene personale)
SARA LEE
Prodotti: Badedas, Fissan, Monsavon, Radox (bagnoschiuma e shampoo); Sanex, Supersoap Badedas (saponi mani e viso); Fissan Baby, Delial , Glysolid (creme protettive); Aqua Velva, Williams (sapone e lozioni da barba); Depilzero.

Verso la terra di nessuno

FONTE Facebook Alessandro Volpi 3-4-25

I dazi di Trump stanno facendo scoppiare la bolla finanziaria che ha tenuto insieme negli ultimi anni l’economia americana, e il capitalismo finanziario. Non a caso i titoli maggiormente travolti sono stati quelli delle Big tech, da Apple ad Amazon e Invidia. Non si tratta di una caduta spinta solo dal fatto che una parte delle produzioni di tali società passano per zone colpite dai dazi, ma della più generale, e profonda, sfiducia che gli Stati Uniti, dominati dai monopoli finanziari, siano in grado di tenere in vita il capitalismo. Il paradosso è che la fine del dollaro è vaticinata da Larry Fink, il signore dei grandi fondi, impegnati ora nel non rimanere schiacciati dallo scoppio della bolla, cercando rifugio nell’Europa del riarmo e negli immaterialissimi Bitcoin, e determinata dal presidente Trump che vorrebbe reindustrializzare l’America per ridurre proprio l’eccessiva dipendenza dall’estero, e dalla sola finanza. Big Three e Trump stanno costruendo, in modo diametralmente diverso, la fine della centralità americana, aprendo una fase storica per molti versi ignota perché privata, assai probabilmente, della forma economica che ha dominato per qualche secolo l’Occidente. E’ davvero singolare, in questo tornante cruciale, che la risposta del governo italiano sia quella di minimizzare l’effetto dei dazi come se si riferissero solo al rapporto bilaterale della nostra economia con il mercato Usa senza capire quanto l’eventuale guerra commerciale globale modificherà gli assetti dell’intero scenario internazionale, non certo declinabile con la ricettina di buon senso e con il mantenimento di un asservimento americano non più auspicato neppure da Trump. Così come è singolare che la premier Meloni dopo avere accettato il nuovo Patto di Stabilità, dopo aver assecondato il piano Von der Leyen, scopra ora la necessità di rivedere proprio i parametri europei, cercando un capro espiatorio rispetto alla totale mancanza di coraggio nel riposizionamento del nostro paese verso equilibri multipolari. La crisi radicale del capitalismo imporrebbe politiche profondamente diverse che partano proprio dalla capacità di sfruttare la crisi del dollaro per costruire nuove strategie di indebitamento europeo, in chiave sociale, nuove forme di definanziarizzazione e, appunto, nuovi equilibri multipolari che, però, non possono certo appartenere al linguaggio di questa destra. E neppure al liberal progressismo di Gentiloni, Letta, Draghi e al coraggiosissimo gruppo di europarlamentari del Pd.

Alessandro Volpi 3-4-25

“Riarmisti”: il peggio del peggio

“Riarmisti”: il peggio del peggio di Carlo Lucchesi su Sinistrainrete 3-4-25
Cosa c’è di logico o di ragionevole, nella proposta di spendere una cifra enorme per riarmare l’Europa? Niente.
IMMAGINE scelta dalla redazione

di Carlo Lucchesi

Per leggere l’articolo su sinistrainrete

L’articolo di Carlo Lucchesi critica duramente la proposta di un massiccio riarmo dell’Europa, definendola priva di logica e alimentata da menzogne.

  1. Falsa premessa del riarmo:
    • Si sostiene che l’Europa debba difendersi da un’imminente minaccia russa, ma secondo l’autore ciò è infondato.
    • La Russia non avrebbe alcun interesse a invadere altri territori, avendo già risorse e spazi sufficienti.
    • I rapporti economici e di sicurezza con l’Europa sarebbero stati più vantaggiosi rispetto a un confronto militare.
  2. Strategie irrealistiche o dannose:
    • Esercito europeo: Impossibile da realizzare perché l’UE non è uno Stato con una politica estera comune.
    • Aumento delle spese militari nazionali: Non servirebbe a prevenire un attacco russo e potrebbe portare solo a un’escalation pericolosa.
    • Un conflitto con la Russia sarebbe inevitabilmente nucleare, rendendo qualsiasi riarmo convenzionale inutile.
  3. Crescente rischio di guerra interna all’Europa:
    • L’Europa ha già vissuto guerre devastanti nel XX secolo.
    • Il riarmo, anziché prevenire i conflitti, aumenta la probabilità di nuove tensioni, specialmente con il protagonismo militare della Germania.
  4. Motivazioni reali del riarmo:
    • Non la difesa dei valori europei, ma interessi economici e di potere.
    • Influenza della lobby delle armi e dei grandi gruppi finanziari.
    • Strategie geopolitiche per indebolire la Russia e consolidare il controllo di alcune élite sul continente.
  5. Alternativa: investire nella pace e nel benessere:
    • La sicurezza deriva dalla pace, non dalle armi.
    • Le risorse dovrebbero essere destinate a sanità, istruzione, pensioni e ambiente invece che a missili e carri armati.
    • La lotta contro il riarmo è cruciale: se passa, si rischia un conflitto globale o il definitivo tradimento delle promesse di progresso sociale.

L’autore esorta sindacati e forze di sinistra a mobilitarsi rapidamente per fermare questa deriva.

DAZI E TRUMPALLAZI

La guerra dei dazi di Donald Trump mette gli Usa nella posizione di “uno contro tutti”. Lo storia ci insegna che a chi ci ha provato non è andata troppo bene.
Da Facebook alcune sintetiche osservazioni

Alessandro Volpi 3-4-25

La giornata della liberazione rischia di essere l’inizio della fine del trumpismo. Pensare di fare una guerra doganale vera alla Cina è follia. Pensare di fare cassa per 6 mila miliardi di dollari con i dazi, pensando che il resto del mondo continui a vendere negli Stati Uniti e’ follia. Pensare che le Big tech investano montagne di miliardi in un paese così a rischio e’ follia. Pensare che i dazi producano la re industrializzazione USA e’ follia. Trump e’ davvero la maschera tragica di un capitalismo finito. E l’Europa è ancora più folle se pensa di rispondere con il riarmo.

Alessio Giuntini 3-4-25

Duro come le pine verdi.

Il cotonato ha una idea tutta sua su cosa sia un dazio, sulla differenza fra una imposta e un dazio.
I cartelli mostrati al pubblico sui dazi imposti alle importazioni negli USA sono affiancati a cifre immaginifiche di “ dazi” che il resto del mondo ( secondo lui ) applica alle merci americane.
Secondo Trump la UE fa pagare “ dazi” del 39% sulle merci americane e lui generosamente si accontenta del 20% sui prodotti che la UE importa negli USA.
Ma come è possibile che si sia così cattivi, noi europei, punendo in modo così feroce gli States ?
Il problema, nella migliore delle ipotesi, è che nessuno ha spiegato a questo duro di menta che l’IVA non è un dazio, ma una imposta sul consumo.
Questa imposta viene applicata su ogni prodotto INDIPENDENTEMENTE da dove viene prodotto.
Per essere più chiari : il consumatore finale paga la stessa IVA sia su una auto prodotta in America, sia prodotta in Europa.
Quindi, caro Donald, non c’è nessuna specifica limitazione alle merci americane che arrivano in Europa, l’ IVA non è un dazio ma una imposta.
Il paradosso è che questo signore grullo assai vorrebbe di fatto che gli europei non facessero pagare l’ IVA sui prodotti americani, inventando un particolare protezionismo, quello che farebbe diventare meno costoso un prodotto USA rispetto a un prodotto europeo.
Praticamente dovremmo sussidiare le merci americane a scapito di quelle europee…
Insomma, abbiamo a che fare con un furfante, nell’epoca buia nella quale non contano più i fatti ma solo le narrazioni immaginifiche e false.
Ps: sto leggendo i giornaloni italiani : ce ne fosse uno che aiuta i propri ( pochi) lettori a capire queste cose.

Alessio Giuntini 3-4-25

Boom !

Il cotonato colpisce.
Ma che gli avrà mai fatto la Cambogia agli americani, colpita da dazi del 49% !
Comunque ora sono dazzi nostri.
L’amor patrio ora ci impone di mangiare più parmigiano e bere più Franciacorta, dalle Alpi a Lampedusa.
Intanto il dollaro si deprezza sull’euro e calano i titoli del debito 🇺🇸 .
Da ora in avanti non un solo uovo depositato da una italica gallina varchi l’oceano, che facciano colazione con le uova di tacchino !
La situazione è grave ma non è seria.
Ora la UE, mio modesto parere, appena smesso di tremare, potrebbe anche rispondere in modo perfido ;si potrebbero mirare i controdazi in modo tutto politico : dazi solo negli Stati governati dai repubblicani e in quelli dove si svolgeranno le elezioni di medio termine .
Se tecnicamente possibile ci sarebbe da ridere.

CAPITALI CORAGGIOSI

FONTE Facebook Alessandro Volpi 2-4-25
TITOLO REDAZIONALE

I miliardari governano l’America e si arricchiscono grazie alle bolle finanziarie legate al loro stesso potere politico. Trump, in pochi mesi, ha più che raddoppiato il proprio patrimonio. Eppure, continua a raccogliere consensi tra le fasce più deboli. Forse perché l’alternativa non può essere un Partito Democratico troppo vicino ai grandi capitali.


Sono sempre più convinto che la forza di Trump sia dipesa dalla reale mancanza di alternative credibili; se ci fossero sarebbe davvero difficile rendere credibile la sua narrazione “popolare” tanto cara anche alla destra italiana. Forbes ha pubblicato la tradizionale classifica dei miliardari mondiale da cui emerge un primo dato chiaro: i super ricchi hanno vinto la lotta di classe, direi per abbandono. I miliardari sono infatti 3208 e hanno un patrimonio complessivo di 16 mila miliardi di dollari, con i primi cinque, guidati da Musk, che ne totalizzano oltre 1000. Naturalmente dei primi 25 miliardari 18 sono americani. Il dato politico interessante però è ancora un altro. Tra i miliardari figura il presidente Trump che dal marzo del 2024 ad oggi ha raddoppiato il proprio patrimonio personale passando da 2,3 a 5 miliardi di dollari, in larga misura per la corsa delle sue società e per le sue operazioni in criptovalute. E, sempre nel club dei miliardari, figurano oltre al già ricordato Musk anche due ministri dell’amministrazione Trump, Howard Lutnick e Linda Mac Mahon. In pratica, i miliardari governano l’America e diventano sempre più ricchi grazie alle bolle finanziarie create attorno ai titoli delle loro società, certamente trainate dal ruolo politico rivestito. E’ davvero difficile immaginare che questa classe dirigente possa essere votata dalle fasce con redditi bassi. Eppure è andata così. Forse, verrebbe da aggiungere, perché l’alternativa a Trump non possono essere i democratici “di Larry Fink” o quelli molto vicini alla costante celebrazione del capitalismo liberale. Non solo negli Stati Uniti.

Alessandro Volpi 2-4-25

Storia del popolo americano. Dal 1492 a oggi

Il report su 42rosso.it contiene
Un libro: Storia del popolo americano. Dal 1492 a oggi / Howard Zinn
La Prefazione di Francesco Costa
La presentazione dell’editore
Il sommario del volume
Una recensione di Alessandro Visalli
In premessa un breve abstract ed una sintesi schematica

Riedizione italiana di un libro (prima edizione inglese 1980) “Storia del popolo americano. Dal 1492 a oggi” di Howard Zinn mantiene una attualità che è un piacere leggere ora. Zinn offre una visione alternativa della storia degli Stati Uniti, focalizzandosi sulle lotte popolari, le oppressioni sociali e i meccanismi di controllo delle élite. Zinn adotta una prospettiva “dal basso”, evidenziando il ruolo delle disuguaglianze e delle colonizzazioni interne nella formazione della società americana.

Il libro inizia con la “scoperta” delle Americhe, descrivendo il genocidio delle popolazioni indigene e lo sfruttamento coloniale. Si passa poi alla colonizzazione inglese del Nord America, distinta da quella spagnola e francese per il carattere semi-spontaneo e religioso. Viene analizzato il ruolo della schiavitù africana nell’economia coloniale e l’impatto devastante del traffico di schiavi sull’Africa. Infine, si esplorano le dinamiche sociali ed economiche dei coloni inglesi, spesso provenienti da classi marginalizzate in cerca di opportunità.

Tutte le informazioni sul libro

I WANT YOU

FONTE Facebook Cinzia Zanfini Nuovo 2-4-25
IMMAGINE CREATA DA CHATGPT (vedi origine fine post)

Cinzia Zanfini Nuovo 2-4-25

Siccome è di gran moda far lavorare la gente a gratis e reclutare volontari in cambio di visibilità, è sempre valida la mia proposta pre Covid.
Chi non vuol fare il volontario può sempre fare il Volenteroso.
Io mi sono fatta fare una tee shirt con la scritta: “Svogliati”. La foto sotto è pre Covid. Negli ultimi anni mi sono molto deteriorata. Fine della mia analisi politica.

Cinzia Zanfini Nuovo 13-7-19

I want you! Cerco volontari per aiutarmi a pulire la libreria, le piastrelle del bagno e il lampadario del soggiorno. I volontari dovranno fare anche la raccolta differenziata, previo corso di formazione tenuto da me medesima, personalmente in persona. È una grande occasione, un grande privilegio, uno di quei treni che nella vita passano una volta sola.
Offro un panino, una bottiglietta d’acqua e un simpatico gadget consistente nella bomboniera della Prima Comunione del figlio di Alvise Micheletti (che era un vicino di casa di mia nonna).

Immagini usate e sottoposte alla elaborazione di ChatGPT

Una rielaborazione in chiave disegno humor di ChatGPT

CHI COMANDA CHI

FONTE Facebook Alessandro Volpi 31-3-25
TITOLO REDAZIONALE

Larry Fink e la sfida al dollaro
Il CEO di BlackRock, Larry Fink, ha lanciato un allarme senza precedenti sul futuro del dollaro come valuta di riserva globale, citando il crescente debito federale USA. Ma la vera sorpresa è la sua ipotesi di un futuro dominato non da altre valute statali, bensì dai Bitcoin. Un’affermazione esplosiva che scuote i mercati e cela motivazioni profonde: un segnale di sfida a Trump e alla sua finanza “alternativa”, un’opportunità di guadagno per i grandi fondi attraverso il riarmo europeo, e una mossa strategica per monopolizzare il settore delle criptovalute con gli ETF. Dietro le sue parole, si intravede il potere delle Big Three e il loro ruolo nel ridefinire gli equilibri finanziari globali.

Chi comanda. Larry Fink, il ceo di BlackRock, il più grande gestore di risparmio al mondo con quasi 12 mila miliardi di dollari di attivi, ha inviato la sua “lettera” agli investitori in cui ha espresso un’ipotesi pesantissima per gli Stati Uniti. Fink ha dichiarato infatti che le attuali condizioni americane, a partire dall’enorme debito federale, mettono a repentaglio la tenuta del dollaro come valuta di riserva internazionale. In altre parole, il più grande fondo mondiale, con sede negli Stati Uniti, che possiede circa il 10% dell’intero listino S&P, ed è dunque legatissimo alla tenuta del dollaro, sostiene che il dollaro potrebbe perdere quella condizione in grado di garantire non solo la sopravvivenza del gigantesco debito federale Usa, ma direi dell’intera economia a stelle e strisce. Fink, tuttavia, non si ferma qui perché aggiunge che il ruolo del dollaro potrebbe essere svolto, nel prossimo futuro, non da un’altra valuta, come l’euro o lo yuan, quanto dai Bitcoin, da una “moneta” privata. Si tratta di una dichiarazione davvero esplosiva sia perché per la prima volta un soggetto così decisivo del mercato finanziario mette in discussione il dollaro e quindi il primato Usa, sia perché ventila la prospettiva di una valuta digitale come strumento di riserva globale, fornendo un’indicazione ben precisa agli investitori mondiali destinata a trascinare i prezzi degli stessi Bitcoin. Al di là del rilievo assoluto di una simile dichiarazione, mi sembra indispensabile provare a capire cosa possa averla motivata. Penso che ci siano almeno tre ragioni che possano avere indotto Fink ad assumere questa posizione. La prima. Il ceo di BlackRock ha inteso mandare un segnale molto diretto a Trump, di cui i grandi fondi non condividono le posizioni economiche e soprattutto i legami con una finanza “alternativa” rispetto al monopolio delle Big Three e rappresentata da figure come Musk e Thiel. La nomina di Atkins alla Sec, di Bessent al tesoro, di Lutnick al commercio e la decisione di affidare ai dazi la prerogativa di reggere la tenuta del dollaro senza ricorrere alla politica dei tassi alti della Fed di Powell non piacciono certo a Fink e soci per cui i tassi alti sono la duplice garanzia di evitare la concorrenza di altri soggetti finanziari e del rendimento dei titoli del Tesoro americano. Minacciare una dedeollarizzazione è dunque un siluro ad alta carica diretto al nuovo presidente. La seconda ragione ha a che fare con l’Europa. Il Piano di riarmo, attraverso ReArm Europe e Readiness 2030, il bazooka tedesco del governo Merz, l’azione della Banca Europea degli investimenti orientata ancora verso il settore del riarmo, la prospettiva di un mercato unico dei capitali hanno convinto BlackRock e gli altri grandi fondi americani che in Europa sia possibile una vera e propria bolla finanziaria, decisamente remunerativa, generata appunto dalla spesa pubblica in direzione del settore degli armamenti. In questo senso, le Big Three hanno trovato nell’applicazione dell’Agenda Draghi – non a caso elogiato da Fink – una destinazione dei propri attivi in grado di sostituire la bolla tecnologica ormai davvero troppo gonfiata. In estrema sintesi, la politica del riarmo europeo ha fornito ai grandi fondi americani la strada per minacciare Trump, provando a spaventarlo, e, al contempo, per evitare gli effetti di una crisi finanziaria, determinata dall’ipertrofia dello S&P, di cui proprio i grandi fondi pagherebbero le conseguenze. La terza ragione si lega ai Bitcoin e, ancora una volta, è espressione dello scontro interno al capitalismo americano. Larry Fink indicando nei Bitcoin la possibile valuta di riserva internazionale vuole renderli estremamente appetibili e dunque creare su questa appetibilità una miriade di strumenti finanziari, in primis gli Etf, in grado di garantire ottimi risultati alle Big Three che con i Bitcoin intendono spazzare via tutto l’universo delle criptovalute legate all’élite finanziaria trumpiana. “Impossessandosi” dei Bitcoin attraverso la produzione di Etf BlackRock vuole cancellare un pezzo importante del sostegno finanziario a Trump. Una cosa mi pare evidente: è chiaro chi comanda e quanto le posizioni della Commissione europea favoriscano tale potere.

Alessandro Volpi 31-3-25

Il decalogo di Chomsky

FONTE Facebook Eresia · 23-3-25
TITOLO REDAZIONALE

Noam Chomsky ha contribuito ad elaborare il sistema di strategie che viene utilizzato per la manipolazione delle persone attraverso i mass media. Ne è nato questo decalogo, non attribuibile per intero all’autore, ma dove molte affermazioni risultano effettivamente dette da lui.

1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi.

4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale.

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione.

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élite.

Grand Hotel Coronda

Presentazione del libro
Grand Hotel Coronda : racconti di prigionieri politici sotto la dittatura argentina di Videla presentano Sergio Ferrari e Raoul Chiartano

1 APRILE L’AFFRATELLAMENTO ORE 18

Presentazione del libro

Canti resistenti latino-americani

Buffet di empanadas e bibite

NOTIZIE SUL LIBRO

Collettivo El Periscopio
Grand Hotel Coronda : racconti di prigionieri politici sotto la dittatura argentina, 1974-1979 / Collettivo El Periscopio. – Roma : Albatros, 2022. – 409 p. : ill. ; 22 cm. – (Nuove voci. Confini).) – [ISBN] 978-88-306-5759-5.

Coloro che hanno preso la decisione di torturare gli uomini, di condurli sino alla follia e assassinarli non saranno mai coloro che scriveranno l’ultima pagina della storia. I ricordi sovversivi dei sopravvissuti di Coronda denunciano i loro torturatori. Gli ex prigionieri hanno ottenuto giustizia e i criminali sono stati condannati. Inizia, così, una nuova pagina: che non trionfi mai l’oblio, che non si ripetano più gli atti disumani che sono stati commessi in quell’orribile carcere argentino. Grand Hotel Coronda, un libro indispensabile. (Leonardo Boff, teologo) Questa testimonianza dei prigionieri di Coronda è un nuovo contributo al riscatto della memoria collettiva, che respira nascosta sotto l’amnesia imposta. (Eduardo Galeano, giornalista e scrittore) Questo libro rappresenta un atto di grande generosità. La generosità della memoria che non è mai un dovere, specie per chi ha attraversato i territori più estremi del dolore, ma una scelta, un cammino, un dono. Don Luigi Ciotti, presidente Associazione Libera Non ci sentiamo vittime della nostra storia. Siamo stati e continuiamo ad essere attori sociali che desiderano cambiamenti strutturali, da costruire con la gioia della consapevolezza umana. Ed è per questo che, sebbene alcune di queste pagine riflettano sofferenze molto profonde e assenze insostituibili, l’umorismo, come appare nella maggior parte del racconto, è sempre stato un’arma letale contro i nostri carnefici. (Gli Autori, Collettivo El Periscopio). (Fonte: Editore).