CAPITALI CORAGGIOSI

FONTE Facebook Alessandro Volpi 2-4-25
TITOLO REDAZIONALE

I miliardari governano l’America e si arricchiscono grazie alle bolle finanziarie legate al loro stesso potere politico. Trump, in pochi mesi, ha più che raddoppiato il proprio patrimonio. Eppure, continua a raccogliere consensi tra le fasce più deboli. Forse perché l’alternativa non può essere un Partito Democratico troppo vicino ai grandi capitali.


Sono sempre più convinto che la forza di Trump sia dipesa dalla reale mancanza di alternative credibili; se ci fossero sarebbe davvero difficile rendere credibile la sua narrazione “popolare” tanto cara anche alla destra italiana. Forbes ha pubblicato la tradizionale classifica dei miliardari mondiale da cui emerge un primo dato chiaro: i super ricchi hanno vinto la lotta di classe, direi per abbandono. I miliardari sono infatti 3208 e hanno un patrimonio complessivo di 16 mila miliardi di dollari, con i primi cinque, guidati da Musk, che ne totalizzano oltre 1000. Naturalmente dei primi 25 miliardari 18 sono americani. Il dato politico interessante però è ancora un altro. Tra i miliardari figura il presidente Trump che dal marzo del 2024 ad oggi ha raddoppiato il proprio patrimonio personale passando da 2,3 a 5 miliardi di dollari, in larga misura per la corsa delle sue società e per le sue operazioni in criptovalute. E, sempre nel club dei miliardari, figurano oltre al già ricordato Musk anche due ministri dell’amministrazione Trump, Howard Lutnick e Linda Mac Mahon. In pratica, i miliardari governano l’America e diventano sempre più ricchi grazie alle bolle finanziarie create attorno ai titoli delle loro società, certamente trainate dal ruolo politico rivestito. E’ davvero difficile immaginare che questa classe dirigente possa essere votata dalle fasce con redditi bassi. Eppure è andata così. Forse, verrebbe da aggiungere, perché l’alternativa a Trump non possono essere i democratici “di Larry Fink” o quelli molto vicini alla costante celebrazione del capitalismo liberale. Non solo negli Stati Uniti.

Alessandro Volpi 2-4-25

Storia del popolo americano. Dal 1492 a oggi

Il report su 42rosso.it contiene
Un libro: Storia del popolo americano. Dal 1492 a oggi / Howard Zinn
La Prefazione di Francesco Costa
La presentazione dell’editore
Il sommario del volume
Una recensione di Alessandro Visalli
In premessa un breve abstract ed una sintesi schematica

Riedizione italiana di un libro (prima edizione inglese 1980) “Storia del popolo americano. Dal 1492 a oggi” di Howard Zinn mantiene una attualità che è un piacere leggere ora. Zinn offre una visione alternativa della storia degli Stati Uniti, focalizzandosi sulle lotte popolari, le oppressioni sociali e i meccanismi di controllo delle élite. Zinn adotta una prospettiva “dal basso”, evidenziando il ruolo delle disuguaglianze e delle colonizzazioni interne nella formazione della società americana.

Il libro inizia con la “scoperta” delle Americhe, descrivendo il genocidio delle popolazioni indigene e lo sfruttamento coloniale. Si passa poi alla colonizzazione inglese del Nord America, distinta da quella spagnola e francese per il carattere semi-spontaneo e religioso. Viene analizzato il ruolo della schiavitù africana nell’economia coloniale e l’impatto devastante del traffico di schiavi sull’Africa. Infine, si esplorano le dinamiche sociali ed economiche dei coloni inglesi, spesso provenienti da classi marginalizzate in cerca di opportunità.

Tutte le informazioni sul libro

I WANT YOU

FONTE Facebook Cinzia Zanfini Nuovo 2-4-25
IMMAGINE CREATA DA CHATGPT (vedi origine fine post)

Cinzia Zanfini Nuovo 2-4-25

Siccome è di gran moda far lavorare la gente a gratis e reclutare volontari in cambio di visibilità, è sempre valida la mia proposta pre Covid.
Chi non vuol fare il volontario può sempre fare il Volenteroso.
Io mi sono fatta fare una tee shirt con la scritta: “Svogliati”. La foto sotto è pre Covid. Negli ultimi anni mi sono molto deteriorata. Fine della mia analisi politica.

Cinzia Zanfini Nuovo 13-7-19

I want you! Cerco volontari per aiutarmi a pulire la libreria, le piastrelle del bagno e il lampadario del soggiorno. I volontari dovranno fare anche la raccolta differenziata, previo corso di formazione tenuto da me medesima, personalmente in persona. È una grande occasione, un grande privilegio, uno di quei treni che nella vita passano una volta sola.
Offro un panino, una bottiglietta d’acqua e un simpatico gadget consistente nella bomboniera della Prima Comunione del figlio di Alvise Micheletti (che era un vicino di casa di mia nonna).

Immagini usate e sottoposte alla elaborazione di ChatGPT

Una rielaborazione in chiave disegno humor di ChatGPT

CHI COMANDA CHI

FONTE Facebook Alessandro Volpi 31-3-25
TITOLO REDAZIONALE

Larry Fink e la sfida al dollaro
Il CEO di BlackRock, Larry Fink, ha lanciato un allarme senza precedenti sul futuro del dollaro come valuta di riserva globale, citando il crescente debito federale USA. Ma la vera sorpresa è la sua ipotesi di un futuro dominato non da altre valute statali, bensì dai Bitcoin. Un’affermazione esplosiva che scuote i mercati e cela motivazioni profonde: un segnale di sfida a Trump e alla sua finanza “alternativa”, un’opportunità di guadagno per i grandi fondi attraverso il riarmo europeo, e una mossa strategica per monopolizzare il settore delle criptovalute con gli ETF. Dietro le sue parole, si intravede il potere delle Big Three e il loro ruolo nel ridefinire gli equilibri finanziari globali.

Chi comanda. Larry Fink, il ceo di BlackRock, il più grande gestore di risparmio al mondo con quasi 12 mila miliardi di dollari di attivi, ha inviato la sua “lettera” agli investitori in cui ha espresso un’ipotesi pesantissima per gli Stati Uniti. Fink ha dichiarato infatti che le attuali condizioni americane, a partire dall’enorme debito federale, mettono a repentaglio la tenuta del dollaro come valuta di riserva internazionale. In altre parole, il più grande fondo mondiale, con sede negli Stati Uniti, che possiede circa il 10% dell’intero listino S&P, ed è dunque legatissimo alla tenuta del dollaro, sostiene che il dollaro potrebbe perdere quella condizione in grado di garantire non solo la sopravvivenza del gigantesco debito federale Usa, ma direi dell’intera economia a stelle e strisce. Fink, tuttavia, non si ferma qui perché aggiunge che il ruolo del dollaro potrebbe essere svolto, nel prossimo futuro, non da un’altra valuta, come l’euro o lo yuan, quanto dai Bitcoin, da una “moneta” privata. Si tratta di una dichiarazione davvero esplosiva sia perché per la prima volta un soggetto così decisivo del mercato finanziario mette in discussione il dollaro e quindi il primato Usa, sia perché ventila la prospettiva di una valuta digitale come strumento di riserva globale, fornendo un’indicazione ben precisa agli investitori mondiali destinata a trascinare i prezzi degli stessi Bitcoin. Al di là del rilievo assoluto di una simile dichiarazione, mi sembra indispensabile provare a capire cosa possa averla motivata. Penso che ci siano almeno tre ragioni che possano avere indotto Fink ad assumere questa posizione. La prima. Il ceo di BlackRock ha inteso mandare un segnale molto diretto a Trump, di cui i grandi fondi non condividono le posizioni economiche e soprattutto i legami con una finanza “alternativa” rispetto al monopolio delle Big Three e rappresentata da figure come Musk e Thiel. La nomina di Atkins alla Sec, di Bessent al tesoro, di Lutnick al commercio e la decisione di affidare ai dazi la prerogativa di reggere la tenuta del dollaro senza ricorrere alla politica dei tassi alti della Fed di Powell non piacciono certo a Fink e soci per cui i tassi alti sono la duplice garanzia di evitare la concorrenza di altri soggetti finanziari e del rendimento dei titoli del Tesoro americano. Minacciare una dedeollarizzazione è dunque un siluro ad alta carica diretto al nuovo presidente. La seconda ragione ha a che fare con l’Europa. Il Piano di riarmo, attraverso ReArm Europe e Readiness 2030, il bazooka tedesco del governo Merz, l’azione della Banca Europea degli investimenti orientata ancora verso il settore del riarmo, la prospettiva di un mercato unico dei capitali hanno convinto BlackRock e gli altri grandi fondi americani che in Europa sia possibile una vera e propria bolla finanziaria, decisamente remunerativa, generata appunto dalla spesa pubblica in direzione del settore degli armamenti. In questo senso, le Big Three hanno trovato nell’applicazione dell’Agenda Draghi – non a caso elogiato da Fink – una destinazione dei propri attivi in grado di sostituire la bolla tecnologica ormai davvero troppo gonfiata. In estrema sintesi, la politica del riarmo europeo ha fornito ai grandi fondi americani la strada per minacciare Trump, provando a spaventarlo, e, al contempo, per evitare gli effetti di una crisi finanziaria, determinata dall’ipertrofia dello S&P, di cui proprio i grandi fondi pagherebbero le conseguenze. La terza ragione si lega ai Bitcoin e, ancora una volta, è espressione dello scontro interno al capitalismo americano. Larry Fink indicando nei Bitcoin la possibile valuta di riserva internazionale vuole renderli estremamente appetibili e dunque creare su questa appetibilità una miriade di strumenti finanziari, in primis gli Etf, in grado di garantire ottimi risultati alle Big Three che con i Bitcoin intendono spazzare via tutto l’universo delle criptovalute legate all’élite finanziaria trumpiana. “Impossessandosi” dei Bitcoin attraverso la produzione di Etf BlackRock vuole cancellare un pezzo importante del sostegno finanziario a Trump. Una cosa mi pare evidente: è chiaro chi comanda e quanto le posizioni della Commissione europea favoriscano tale potere.

Alessandro Volpi 31-3-25

Il decalogo di Chomsky

FONTE Facebook Eresia · 23-3-25
TITOLO REDAZIONALE

Noam Chomsky ha contribuito ad elaborare il sistema di strategie che viene utilizzato per la manipolazione delle persone attraverso i mass media. Ne è nato questo decalogo, non attribuibile per intero all’autore, ma dove molte affermazioni risultano effettivamente dette da lui.

1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi.

4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale.

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione.

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élite.