L’Europa sociale e della pace versus l’Europa delle armi. Non ci può essere commistione! – di Andrea Montagni
La svolta nella politica estera statunitense ha messo in crisi i paesi della Unione europea.
L’Europa si era immaginata e proposta come modello di cooperazione internazionale.
L’Unione europea è stata protagonista della politica di distensione e disarmo (quella degli accordi di Helsinki del 1975). Con il piano Delors, ancora nel 1992 pensava di rispondere con politiche keynesiane alle crisi economica mondiale e al processo di disgregazione del mondo bipolare. Ma nello stesso anno, con il Trattato di Maastricht, si liberava dei lacciuoli delle politiche di welfare e di intervento pubblico in economia della Europa postbellica per diventare strumento di conquista dei mercati dell’Europa centro-orientale. Il modo con il quale la Repubblica federale tedesca fagocitò la Germania democratica (1990) – annientandone il potenziale industriale e facendone un mercato di conquista e le guerre per disgregare la Jugoslavia (1991-2001) cui parteciparono tutti i paesi europei, Italia compresa! – dettero il via ad un processo che si è concluso proprio in questi ultimi anni per circondare la Russia, usando la NATO, con una nuova e più vasta cortina di ferro che va dal Mar Baltico al Mar Nero. Il cambio di politica statunitense ha disorientato l’Europa e i paesi che la guidano. Francia e Germania – e con qualche incertezza l’Italia – stanno reagendo in modo scomposto, ma perseverando nelle politiche di guerra. Nonostante la sfacciata defezione statunitense, i paesi occidentali continuano a presentarsi come il “mondo libero” in contrapposizione alla Russia, ma anche alla Cina e ai loro alleati.
In questo contesto dobbiamo leggere anche le piazze che vengono convocate in Italia, in cui la maggioranza della gente di ogni generazione, strato sociale e orientamento politico è tenacemente ostile alla guerra comunque motivata. Mi ha stretto il cuore sentir riecheggiare nella piazza romana del 15 marzo, nelle parole di Roberto Vecchioni e di Scurati, la eco del “fardello dell’uomo bianco” di Kipling, nel tentativo di rimotivare il sostegno alla guerra in Ucraina stavolta non per vincere, ma per conquistare una pace “giusta” e di promuovere un’Europa come terza potenza (ma nel mondo di oggi sarebbe forse la quinta o la sesta dietro a Cina, India, Arabia saudita, ecc.) basata sul militarismo e sulla contrapposizione alla Russia e forse agli USA.
Profetiche suonano le parole di Enrico Berlinguer che nel 1984, in un’intervista, affermava: “Se l’Europa prendesse la via di divenire un terzo blocco militare, la direzione della vita politica europea finirebbe per essere presa, prima o poi, da gruppi e caste reazionarie”.
L’Europa del movimento operaio e sindacale, la nostra Europa del lavoro, non è una potenza imperialista armata a protezione delle proprie sfere d’influenza, dell’esportazione dei propri capitali e dei mercati, con armi nucleari, missili a lungo raggio, portaerei e possenti eserciti professionali. La nostra Europa è l’Europa sociale che promuove e difende il diritto internazionale; che attua politiche di distensione e difende la coesistenza pacifica tra gli stati; che costruisce relazioni economiche basate su uguaglianza e mutuo beneficio nei rapporti economici; che ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. La nostra Europa è quella che afferma i diritti del lavoro, che riconosce e attua i diritti politici e sociali, che difende la diversità e il multiculturalismo come valori, che si propone come modello, ma senza imposizioni e senza interferire negli affari interni degli altri paesi.
Questa Europa è altra da quella dei bellicisti. Noi rifiutiamo ogni commistione.
La Germania e il riarmo
La sola idea che 80 anni dopo la fine della II guerra mondiale, la Germania possa riarmarsi dovrebbe far tremare le vene e i polsi di chiunque in Italia, Europa e nel mondo abbia a cuore la pace!
Andrea Montagni