Verso la terra di nessuno

FONTE Facebook Alessandro Volpi 3-4-25

I dazi di Trump stanno facendo scoppiare la bolla finanziaria che ha tenuto insieme negli ultimi anni l’economia americana, e il capitalismo finanziario. Non a caso i titoli maggiormente travolti sono stati quelli delle Big tech, da Apple ad Amazon e Invidia. Non si tratta di una caduta spinta solo dal fatto che una parte delle produzioni di tali società passano per zone colpite dai dazi, ma della più generale, e profonda, sfiducia che gli Stati Uniti, dominati dai monopoli finanziari, siano in grado di tenere in vita il capitalismo. Il paradosso è che la fine del dollaro è vaticinata da Larry Fink, il signore dei grandi fondi, impegnati ora nel non rimanere schiacciati dallo scoppio della bolla, cercando rifugio nell’Europa del riarmo e negli immaterialissimi Bitcoin, e determinata dal presidente Trump che vorrebbe reindustrializzare l’America per ridurre proprio l’eccessiva dipendenza dall’estero, e dalla sola finanza. Big Three e Trump stanno costruendo, in modo diametralmente diverso, la fine della centralità americana, aprendo una fase storica per molti versi ignota perché privata, assai probabilmente, della forma economica che ha dominato per qualche secolo l’Occidente. E’ davvero singolare, in questo tornante cruciale, che la risposta del governo italiano sia quella di minimizzare l’effetto dei dazi come se si riferissero solo al rapporto bilaterale della nostra economia con il mercato Usa senza capire quanto l’eventuale guerra commerciale globale modificherà gli assetti dell’intero scenario internazionale, non certo declinabile con la ricettina di buon senso e con il mantenimento di un asservimento americano non più auspicato neppure da Trump. Così come è singolare che la premier Meloni dopo avere accettato il nuovo Patto di Stabilità, dopo aver assecondato il piano Von der Leyen, scopra ora la necessità di rivedere proprio i parametri europei, cercando un capro espiatorio rispetto alla totale mancanza di coraggio nel riposizionamento del nostro paese verso equilibri multipolari. La crisi radicale del capitalismo imporrebbe politiche profondamente diverse che partano proprio dalla capacità di sfruttare la crisi del dollaro per costruire nuove strategie di indebitamento europeo, in chiave sociale, nuove forme di definanziarizzazione e, appunto, nuovi equilibri multipolari che, però, non possono certo appartenere al linguaggio di questa destra. E neppure al liberal progressismo di Gentiloni, Letta, Draghi e al coraggiosissimo gruppo di europarlamentari del Pd.

Alessandro Volpi 3-4-25

DAZI E TRUMPALLAZI

La guerra dei dazi di Donald Trump mette gli Usa nella posizione di “uno contro tutti”. Lo storia ci insegna che a chi ci ha provato non è andata troppo bene.
Da Facebook alcune sintetiche osservazioni

Alessandro Volpi 3-4-25

La giornata della liberazione rischia di essere l’inizio della fine del trumpismo. Pensare di fare una guerra doganale vera alla Cina è follia. Pensare di fare cassa per 6 mila miliardi di dollari con i dazi, pensando che il resto del mondo continui a vendere negli Stati Uniti e’ follia. Pensare che le Big tech investano montagne di miliardi in un paese così a rischio e’ follia. Pensare che i dazi producano la re industrializzazione USA e’ follia. Trump e’ davvero la maschera tragica di un capitalismo finito. E l’Europa è ancora più folle se pensa di rispondere con il riarmo.

Alessio Giuntini 3-4-25

Duro come le pine verdi.

Il cotonato ha una idea tutta sua su cosa sia un dazio, sulla differenza fra una imposta e un dazio.
I cartelli mostrati al pubblico sui dazi imposti alle importazioni negli USA sono affiancati a cifre immaginifiche di “ dazi” che il resto del mondo ( secondo lui ) applica alle merci americane.
Secondo Trump la UE fa pagare “ dazi” del 39% sulle merci americane e lui generosamente si accontenta del 20% sui prodotti che la UE importa negli USA.
Ma come è possibile che si sia così cattivi, noi europei, punendo in modo così feroce gli States ?
Il problema, nella migliore delle ipotesi, è che nessuno ha spiegato a questo duro di menta che l’IVA non è un dazio, ma una imposta sul consumo.
Questa imposta viene applicata su ogni prodotto INDIPENDENTEMENTE da dove viene prodotto.
Per essere più chiari : il consumatore finale paga la stessa IVA sia su una auto prodotta in America, sia prodotta in Europa.
Quindi, caro Donald, non c’è nessuna specifica limitazione alle merci americane che arrivano in Europa, l’ IVA non è un dazio ma una imposta.
Il paradosso è che questo signore grullo assai vorrebbe di fatto che gli europei non facessero pagare l’ IVA sui prodotti americani, inventando un particolare protezionismo, quello che farebbe diventare meno costoso un prodotto USA rispetto a un prodotto europeo.
Praticamente dovremmo sussidiare le merci americane a scapito di quelle europee…
Insomma, abbiamo a che fare con un furfante, nell’epoca buia nella quale non contano più i fatti ma solo le narrazioni immaginifiche e false.
Ps: sto leggendo i giornaloni italiani : ce ne fosse uno che aiuta i propri ( pochi) lettori a capire queste cose.

Alessio Giuntini 3-4-25

Boom !

Il cotonato colpisce.
Ma che gli avrà mai fatto la Cambogia agli americani, colpita da dazi del 49% !
Comunque ora sono dazzi nostri.
L’amor patrio ora ci impone di mangiare più parmigiano e bere più Franciacorta, dalle Alpi a Lampedusa.
Intanto il dollaro si deprezza sull’euro e calano i titoli del debito 🇺🇸 .
Da ora in avanti non un solo uovo depositato da una italica gallina varchi l’oceano, che facciano colazione con le uova di tacchino !
La situazione è grave ma non è seria.
Ora la UE, mio modesto parere, appena smesso di tremare, potrebbe anche rispondere in modo perfido ;si potrebbero mirare i controdazi in modo tutto politico : dazi solo negli Stati governati dai repubblicani e in quelli dove si svolgeranno le elezioni di medio termine .
Se tecnicamente possibile ci sarebbe da ridere.

CAPITALI CORAGGIOSI

FONTE Facebook Alessandro Volpi 2-4-25
TITOLO REDAZIONALE

I miliardari governano l’America e si arricchiscono grazie alle bolle finanziarie legate al loro stesso potere politico. Trump, in pochi mesi, ha più che raddoppiato il proprio patrimonio. Eppure, continua a raccogliere consensi tra le fasce più deboli. Forse perché l’alternativa non può essere un Partito Democratico troppo vicino ai grandi capitali.


Sono sempre più convinto che la forza di Trump sia dipesa dalla reale mancanza di alternative credibili; se ci fossero sarebbe davvero difficile rendere credibile la sua narrazione “popolare” tanto cara anche alla destra italiana. Forbes ha pubblicato la tradizionale classifica dei miliardari mondiale da cui emerge un primo dato chiaro: i super ricchi hanno vinto la lotta di classe, direi per abbandono. I miliardari sono infatti 3208 e hanno un patrimonio complessivo di 16 mila miliardi di dollari, con i primi cinque, guidati da Musk, che ne totalizzano oltre 1000. Naturalmente dei primi 25 miliardari 18 sono americani. Il dato politico interessante però è ancora un altro. Tra i miliardari figura il presidente Trump che dal marzo del 2024 ad oggi ha raddoppiato il proprio patrimonio personale passando da 2,3 a 5 miliardi di dollari, in larga misura per la corsa delle sue società e per le sue operazioni in criptovalute. E, sempre nel club dei miliardari, figurano oltre al già ricordato Musk anche due ministri dell’amministrazione Trump, Howard Lutnick e Linda Mac Mahon. In pratica, i miliardari governano l’America e diventano sempre più ricchi grazie alle bolle finanziarie create attorno ai titoli delle loro società, certamente trainate dal ruolo politico rivestito. E’ davvero difficile immaginare che questa classe dirigente possa essere votata dalle fasce con redditi bassi. Eppure è andata così. Forse, verrebbe da aggiungere, perché l’alternativa a Trump non possono essere i democratici “di Larry Fink” o quelli molto vicini alla costante celebrazione del capitalismo liberale. Non solo negli Stati Uniti.

Alessandro Volpi 2-4-25

I WANT YOU

FONTE Facebook Cinzia Zanfini Nuovo 2-4-25
IMMAGINE CREATA DA CHATGPT (vedi origine fine post)

Cinzia Zanfini Nuovo 2-4-25

Siccome è di gran moda far lavorare la gente a gratis e reclutare volontari in cambio di visibilità, è sempre valida la mia proposta pre Covid.
Chi non vuol fare il volontario può sempre fare il Volenteroso.
Io mi sono fatta fare una tee shirt con la scritta: “Svogliati”. La foto sotto è pre Covid. Negli ultimi anni mi sono molto deteriorata. Fine della mia analisi politica.

Cinzia Zanfini Nuovo 13-7-19

I want you! Cerco volontari per aiutarmi a pulire la libreria, le piastrelle del bagno e il lampadario del soggiorno. I volontari dovranno fare anche la raccolta differenziata, previo corso di formazione tenuto da me medesima, personalmente in persona. È una grande occasione, un grande privilegio, uno di quei treni che nella vita passano una volta sola.
Offro un panino, una bottiglietta d’acqua e un simpatico gadget consistente nella bomboniera della Prima Comunione del figlio di Alvise Micheletti (che era un vicino di casa di mia nonna).

Immagini usate e sottoposte alla elaborazione di ChatGPT

Una rielaborazione in chiave disegno humor di ChatGPT

CHI COMANDA CHI

FONTE Facebook Alessandro Volpi 31-3-25
TITOLO REDAZIONALE

Larry Fink e la sfida al dollaro
Il CEO di BlackRock, Larry Fink, ha lanciato un allarme senza precedenti sul futuro del dollaro come valuta di riserva globale, citando il crescente debito federale USA. Ma la vera sorpresa è la sua ipotesi di un futuro dominato non da altre valute statali, bensì dai Bitcoin. Un’affermazione esplosiva che scuote i mercati e cela motivazioni profonde: un segnale di sfida a Trump e alla sua finanza “alternativa”, un’opportunità di guadagno per i grandi fondi attraverso il riarmo europeo, e una mossa strategica per monopolizzare il settore delle criptovalute con gli ETF. Dietro le sue parole, si intravede il potere delle Big Three e il loro ruolo nel ridefinire gli equilibri finanziari globali.

Chi comanda. Larry Fink, il ceo di BlackRock, il più grande gestore di risparmio al mondo con quasi 12 mila miliardi di dollari di attivi, ha inviato la sua “lettera” agli investitori in cui ha espresso un’ipotesi pesantissima per gli Stati Uniti. Fink ha dichiarato infatti che le attuali condizioni americane, a partire dall’enorme debito federale, mettono a repentaglio la tenuta del dollaro come valuta di riserva internazionale. In altre parole, il più grande fondo mondiale, con sede negli Stati Uniti, che possiede circa il 10% dell’intero listino S&P, ed è dunque legatissimo alla tenuta del dollaro, sostiene che il dollaro potrebbe perdere quella condizione in grado di garantire non solo la sopravvivenza del gigantesco debito federale Usa, ma direi dell’intera economia a stelle e strisce. Fink, tuttavia, non si ferma qui perché aggiunge che il ruolo del dollaro potrebbe essere svolto, nel prossimo futuro, non da un’altra valuta, come l’euro o lo yuan, quanto dai Bitcoin, da una “moneta” privata. Si tratta di una dichiarazione davvero esplosiva sia perché per la prima volta un soggetto così decisivo del mercato finanziario mette in discussione il dollaro e quindi il primato Usa, sia perché ventila la prospettiva di una valuta digitale come strumento di riserva globale, fornendo un’indicazione ben precisa agli investitori mondiali destinata a trascinare i prezzi degli stessi Bitcoin. Al di là del rilievo assoluto di una simile dichiarazione, mi sembra indispensabile provare a capire cosa possa averla motivata. Penso che ci siano almeno tre ragioni che possano avere indotto Fink ad assumere questa posizione. La prima. Il ceo di BlackRock ha inteso mandare un segnale molto diretto a Trump, di cui i grandi fondi non condividono le posizioni economiche e soprattutto i legami con una finanza “alternativa” rispetto al monopolio delle Big Three e rappresentata da figure come Musk e Thiel. La nomina di Atkins alla Sec, di Bessent al tesoro, di Lutnick al commercio e la decisione di affidare ai dazi la prerogativa di reggere la tenuta del dollaro senza ricorrere alla politica dei tassi alti della Fed di Powell non piacciono certo a Fink e soci per cui i tassi alti sono la duplice garanzia di evitare la concorrenza di altri soggetti finanziari e del rendimento dei titoli del Tesoro americano. Minacciare una dedeollarizzazione è dunque un siluro ad alta carica diretto al nuovo presidente. La seconda ragione ha a che fare con l’Europa. Il Piano di riarmo, attraverso ReArm Europe e Readiness 2030, il bazooka tedesco del governo Merz, l’azione della Banca Europea degli investimenti orientata ancora verso il settore del riarmo, la prospettiva di un mercato unico dei capitali hanno convinto BlackRock e gli altri grandi fondi americani che in Europa sia possibile una vera e propria bolla finanziaria, decisamente remunerativa, generata appunto dalla spesa pubblica in direzione del settore degli armamenti. In questo senso, le Big Three hanno trovato nell’applicazione dell’Agenda Draghi – non a caso elogiato da Fink – una destinazione dei propri attivi in grado di sostituire la bolla tecnologica ormai davvero troppo gonfiata. In estrema sintesi, la politica del riarmo europeo ha fornito ai grandi fondi americani la strada per minacciare Trump, provando a spaventarlo, e, al contempo, per evitare gli effetti di una crisi finanziaria, determinata dall’ipertrofia dello S&P, di cui proprio i grandi fondi pagherebbero le conseguenze. La terza ragione si lega ai Bitcoin e, ancora una volta, è espressione dello scontro interno al capitalismo americano. Larry Fink indicando nei Bitcoin la possibile valuta di riserva internazionale vuole renderli estremamente appetibili e dunque creare su questa appetibilità una miriade di strumenti finanziari, in primis gli Etf, in grado di garantire ottimi risultati alle Big Three che con i Bitcoin intendono spazzare via tutto l’universo delle criptovalute legate all’élite finanziaria trumpiana. “Impossessandosi” dei Bitcoin attraverso la produzione di Etf BlackRock vuole cancellare un pezzo importante del sostegno finanziario a Trump. Una cosa mi pare evidente: è chiaro chi comanda e quanto le posizioni della Commissione europea favoriscano tale potere.

Alessandro Volpi 31-3-25

I padroni del mondo

FONTE Facebook Alessandro Volpi 22-3-25

Informazioni dettagliate sul libro : LINK

Tre considerazioni e una notizia. Le tre considerazioni sono molto legate tra loro. La notizia no. La prima considerazione riguarda il fatto che l’enorme mole di debito pubblico emesso dal governo federale tedesco rischia di perdere il rating di tripla A e quindi ha bisogno del favore delle principali Agenzie che assegnano tale rating. Ma di chi sono tali Agenzie? E’ naturale, dei grandi fondi finanziari che diventano così decisivi per la Germania in quanto saranno compratori del debito e gli assegneranno un voto in grado di rendere i loro acquisti particolarmente vantaggiosi e, al contempo, di rendere stabile lo stesso bazooka tedesco, in barba ai debiti degli altri paesi europei aggravati da tassi più alti e voti decisamente più bassi. La seconda considerazione è riconducibile al vero e proprio smantellamento di Agenzie, organi di controllo ed enti statistici operato da Trump e destinato a privare l’economia Usa di reali valutazioni. Ma da chi saranno sostituti questi enti cancellati? Anche qui è facile prevedere che un ruolo centrale nell’attribuzione del valore reale dell’economia Usa passerà attraverso la Agenzie di rating, rafforzando ulteriormente la centralità dei grandi fondi finanziari. La terza considerazione emerge dalla triste intervista di Romano Prodi al Corriere della sera in cui l’ex premier esalta il riarmo europeo, giudicandolo persino troppo debole e accusando la Sinistra di ideologismo e Dottrina. In pratica Prodi contrappone la saggezza del riarmo alla Dottrina dei pacifisti. Sarebbe da chiedere al prof. Prodi quanto sia stato saggio costruire un ipercapitalismo dove i grandi fondi danno i voti agli Stati e ne dettano le politiche economiche, a partire dalla alimentazione di una colossale bolla finanziaria legata proprio agli armamenti che a Prodi parrà certo molto saggia.
La notizia, me ne scuso, è personale. La casa editrice Laterza mi ha comunicato che il mio testo I padroni del mondo, dopo aver riscosso un notevole successo italiano, è stato acquistato da uno dei principali editori dell’America Latina – il Fundo de cultura economica – e sarà tradotto in spagnolo.

Alessandro Volpi 22-3-25

Un falso a fin di bene

FONTE Facebook Cinzia Zanfini Nuovo 27-3-25
TITOLO REDAZIONALE

Era il 1994 e da un anno era uscita l’edizione tascabile di Kitchen di Banana Yoshimoto, romanzo di grande successo.
Un giorno d’estate entra in libreria una giovane donna giapponese. Si presenta a me e a un collega come l’autrice del romanzo e ci dice che si trovava in vacanza in Italia. Io e il collega le facciamo un sacco di feste e di complimenti per il suo bel libro e le chiediamo di lasciarci un po’ di copie firmate. Lei si mette a firmare una grande quantità di copie:
吉本ばなな
吉本ばなな
吉本ばなな
La scrittrice termina il suo lavoro, io e il collega la ringraziamo e la salutiamo. Con pazienza certosina produciamo delle fascette pseudo artigianali con su scritto: copia firmata dall’autrice. Nel giro di un giorno vediamo che tutte le copie firmate stavano esaurendosi a grande velocità.
Il collega: “Cinzia, stiamo finendo tutte le copie di Kitchen firmate da Yoshimoto.”
Io: “ Davvero. Che gran successo! Dovevamo farle firmare più libri.”
Il collega: “Eh lo so, ma era qui in vacanza insieme ad altre persone mi sembrava di approfittarne.”
Io: “Sì capisco, ma le copie firmate vendono molto di più.”
E come diceva il Perozzi:
“Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.”
Io e il collega ci guardiamo negli occhi e, senza bisogno di parlare ci muniamo di pennarelli a punta fine, prendiamo tutte le copie di “Kitchen” presenti in libreria e come due amanuensi ci mettiamo a copiare la firma dell’autrice.
吉本ばなな
吉本ばなな
吉本ばなな
Dopo aver firmato un paio di libri a me prende uno scrupolo di coscienza e dico al collega che forse siamo delle brutte persone, che non stiamo facendo una bella cosa, che forse è meglio finirla lì e che non possiamo fingere con i nostri GC.*
Il collega: – Ma ‘icchè! Sanno nasega del giapponese!”
Ormai, dopo più di trent’anni, il reato è caduto in prescrizione ma se qualcuno di voi, nel lontano 1994, avesse acquistato alla Feltrinelli di Firenze una copia firmata di Kitchen sappia che c’è qualche probabilità che sia firmata di mio pugno. E comunque il libro lo abbiamo venduto tutto in pochi giorni.
*GC = Gentile Cliente.

Cinzia Zanfini Nuovo 27-3-25 #vitadalibraia

VA’ PENSIERO …

di Anna Maria Guideri
Immagine : Quadro Elisabetta Nannini L’albero delle parole


(Parole:
Alla ricerca del senso perduto)

E pensare che c’era il pensiero è il titolo di un noto spettacolo di Giorgio Gaber degli anni ’90 sul tema della crisi del pensiero nella società odierna. Ne descriveva la parabola discendente nel passaggio da collettivo a massificato, da individuale a individualista, da consapevole a ignaro e inconsistente. Un’analisi tanto centrata e profetica come era difficile immaginare e temere. È forse utile riflettere che il pensiero collettivo, a differenza di quello massificato, implica consapevolezza individuale e plurale e capacità di elaborare una visione organica della società in senso lato. Il pensiero di massa – o non pensiero – al contrario, risponde ai criteri dei diktat mediatici per conseguire scopi abilmente mistificati e generalmente ignorati. Il pensiero include – come ci insegna il logos – la parola. Pensiero e parola formano una unità inscindibile, astratta e concreta , invisibile e visibile, sostanziale e formale. L’uno non esiste senza l’altra. Se il pensiero viene meno, fatalmente trascina con sé anche la parola che non gli può sopravvivere se non come suono disconnesso, incomprensibile, fuorviante. È quello a cui stiamo assistendo nell’indifferenza generale: la scissione del LOGOS. La qualità delle parole usate è inversamente proporzionale alla loro quantità: meno si pensa più si parla in modo piatto, generico, conformista. Prevale lo stile sloganistico, buono per tutte le occasioni, per dire tutto e niente. Al logos dobbiamo la nostra appartenenza al genere umano (Don Milani). Gli dobbiamo la nostra evoluzione morale e civile , la cultura, la democrazia, il superamento di conflitti insanabili, la ricerca instancabile della verità … Le parole come logos, usate cioè in senso dialettico, sono temute perché hanno il potere di fare e disfare i mondi senza darli mai per scontati. Le parole pensate e pensanti, parlano alle menti, alle coscienze, aprono finestre, indicano orizzonti, costruiscono ponti, ribaltano ordini superati per crearne di nuovi … Per questo sono combattute, oserei dire, perseguitate. Ci stiamo avviando lungo una china che, dal vero, passando per il falso, ci spinge verso il nulla. Assistiamo proprio in questi giorni alla dichiarazione di guerra alle parole delle comunità gay e al ripristino di quelle riferite alle disabilità da parte del presidente argentino Milei con intenti chiaramente oltraggiosi. Stigmatizzanti, o ambigue … Le parole sono ormai contenitori deformabili e adattabili a ricevere tutte le possibili esternazioni prive di senso e di valore. O meglio, il senso che viene loro attribuito è provvisorio, arbitrario, intercambiabile a seconda delle circostanze e delle convenienze: parole usa e getta del tutto conformi al consumismo imperante. Il fenomeno è quasi surreale: a fronte del rischio estinzione delle parole pensate proliferano, infestanti come i virus pandemici, le parole gettate al vento, prive di senso, come esche per le malcapitate prede. Non per dialogare, ma per prevaricare, non per convincere, ma per imbonire, non per chiarire, ma per confondere, non per rispettare, ma per offendere. Se la parola significante perde il suo significato e il suo potere di interlocuzione, cosa ci resta? Quali armi abbiamo per lottare contro l’indifferenza, l’ignoranza, la violenza, l’ingiustizia? Di quali mezzi possiamo disporre per arrivare alla coscienza degli esseri umani se gli esseri umani non hanno più coscienza? Cosa possiamo inventarci per rivolgerci a Trump e a tutti gli oligarchi assetati di potere totalmente refrattari al pensiero? Se non c’è condivisione sul codice d’accesso, l’accesso è impossibile; si precipita rovinosamente dal logos al caos! È ciò che sta accadendo. Se si parla di democrazia , ma ognuno degli interlocutori la intende a modo suo, poche sono le possibilità di dialogare. Se parlando di libertà, c’è chi la intende come libero arbitrio che non prevede limiti di sorta e chi invece ne riconosce i limiti posti dal diritto altrui, non c’è dialogo possibile. Democrazia, libertà, diritti, pace, guerra … le parole sono le stesse, ma i significati sono opposti a seconda di chi le usa; sono incompatibili fra loro. La stessa incompatibilità che c’è fra la forza e la ragione. C’è chi parla di ragione, ma intende forza ragione della forza – e chi parla di ragione come logos, come capacità di accedere ad una verità mediante il ragionamento basato su capisaldi etici, come quelli della nostra Costituzione dove le parole hanno un significato inequivocabile … per chi non ha interesse ad equivocarlo! Se la forza diventa ragione, la ragione cessa di esistere sia come valore che come parola pensata e pensante. È la morte della parola che ci rende afoni, disarmati, soli, privi d’identità. Un lutto difficile da elaborare. Chi siamo, in che mondo viviamo, quali sono i nostri riferimenti, i nostri ideali, il nostro senso? La nostra facoltà più preziosa, il pensiero, che ci permette di comprendere, elaborare, creare, comunicare usando la parola, a volte per colpire, altre per aiutare, ma sempre all’interno di un codice condiviso, sta diventando irrilevante e con essa quanti vi si riconoscono . La nostra forza è diventata debolezza; siamo dei sansoni a cui hanno tagliato i capelli. Le parole vuote fluttuano disordinatamente nello spazio, indistinguibili, incapaci di farsi “carne”, di consistere, d’interpretare la realtà nel suo essere e nel suo divenire. Parole anonime, sbatacchiate qua e là, costrette ad indossare abiti prestati dai simulatori di professione per capovolgere il senso delle cose e seminare il caos propiziatore di denaro e di potere. Se il potere non è più appannaggio degli esseri pensanti, ma di coloro che usano i bicipiti, non ci resta che usare i bicipiti – se li abbiamo – rimettendoci la nostra identità umana e culturale. Si può vincere perdendo se stessi? Ne vale la pena? In principio era il verbo … E il pensiero? Non pervenuto!

Anna Maria Guideri 17-03-2025

Come si costruisce la bolla

FONTE Facebook Alessandro Volpi 12-3-25

Come si costruisce la bolla. Per finanziare il piano ReArm Europe Enrico Letta ha proposto di creare – naturalmente ad opera dei grandi fondi – un “prodotto finanziario accessibile al risparmio retail e “fiscalmente incentivato”. Una ipotesi non troppo dissimile è stata espressa dal ministro Giorgetti, incontrando il favore di vari governi europei: in altre parole i titoli delle società che producono armi, in particolare quelle europee, dovrebbero essere le destinatarie dei risparmiatori, anche di quelli piccoli, che beneficeranno di sgravi fiscali e di rendimenti sicuri. Naturalmente gli sgravi fiscali peseranno sui conti pubblici e magari penalizzeranno quelli stessi risparmiatori sul versante della copertura sanitaria e pensionistica, per le quali dunque dovranno nuovamente ricorrere a polizze private, magari di nuovo premiate fiscalmente, in una continua erosione del gettito tributario. Per rendere questi titoli armati più attrattivi, l’Unione Europa ha deciso di rispondere ai pesanti dazi Usa sull’alluminio e sull’acciaio, già attivi con un’aliquota del 25%, non subito, come hanno fatto i cinesi, ma da aprile, mostrando così la debolezza della propria replica destinata a scoraggiare impieghi del risparmio diversi dagli armamenti. In altre parole, la debolezza della difesa degli altri settori produttivi facilita la “monocultura” delle armi, che si struttura prima di tutto in termini finanziari. Si scrive riarmo, ma si legge privatizzazione finanziarizzata.

Alessandro Volpi, 12-3-25

NOTA

Alessandro Volpi docente a Scienze Politiche della Università di Pisa e autore di numerosi saggi sulla politica economica tra cui:

–Storia del debito pubblico in Italia. Dall’Unità a oggi, con Leonida Tedoldi, Laterza Editore, 2021. Pisa, Pisa University Press, 2022.
–Crisi energetica: le ragioni di un’emergenza, Viareggio, La Vela, 2022.
–Prezzi alle stelle. Non è inflazione, è speculazione Gius. Laterza & Figli spa, Tempi nuovi, 2023
–Padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia, Roma-Bari, Laterza, 2024
–L’America secondo Trump. Prospettive economiche e scenari globali La Vela (Viareggio), 2024
–Note di storia sindacale. Una traccia di lettura Pisa University Press, 2025

VEDI Alessandro Volpi – Wikipedia

CARISMA E COSMESI

di Anna Maria Guideri


(Il trasformismo meloniano)

La leader carismatica
è una leader cosmetica,
cura molto l’estetica,
ma non è democratica.

La cosmesi ha l’effetto
veramente speciale
di mutare l’aspetto
della leader mondiale.

In un altro paese
lei sa far la piaciona,
sa mostrarsi cortese,
un po’ giocherellona …

Ma in Italia è diversa;
si traveste da duce,
coi migranti è perversa,
con la stampa, assai truce …

Verso il popol, suadente
-è una grande ruffiana –
sa esser pur convincente:
è una vera cristiana!

Eppur c’è chi ci crede
che un vero cristiano
debba urlar la sua fede
scatenando il baccano!

In ogni occasione
lei cambia il suo trucco:
che trasformazione
col trucco e parrucco!

In tal situazione
la pratica estetica
è usata in funzione
di offendere l’etica.

E in tal circostanza,
con gran faccia tosta,
balla un’altra danza;
va dove il cuor la porta.

Un dì putiniana,
passata a Zelensky,
diventa trumpiana:
voltafaccia pazzeschi!

E da gran patriota
– ma chi può darle torto? –
fra bastone e carota
sta coi frati e zappa l’orto!

È lo sport degli umani,
soprattutto italiani.

Nel campo dei miracoli
che lei ha seminato …
di tutti i suoi oracoli
nessuno si è avverato

Ma l’ultima cosmesi
i frutti li darà:
è pronta l’ipnosi
che tutti colpirà:
per lei la palingenesi,
alfin si avvererà:

“O mio caro Zelenschì, con Musk, Trump e Putinì
oramai non c’è partita,
che vuoi far, così è la vita!
Faccio un’inversione a U
e con te non ci sto più!”

Anna Maria Guideri 06-03-2025