un racconto tratto da:
Nero Bizzarro : Racconti / Gino Benvenuti. Il punto rosso, 2022
Chi fra tutte le persone che hanno sentito per la prima volta “l’effetto” dell’eco, non è rimasto stupito oppure turbato?. Nessuna ed avrà però pensato sicuramente “da dove proviene questa voce misteriosa che ripete le mie parole?”. Una mattina presto Amleto, partendo per la consueta passeggiata, dopo una mezzora pensò di fare una sosta e, dando uno sguardo attorno a sé, rimase estasiato da quell’imponente massiccio alpino che si stagliava davanti a lui.
Immaginava di poterlo toccare anche perché da giovane si era cimentato in scalate anche rischiose, tra squarci ed anfratti nella roccia, che ormai aveva relegato nel cassetto dei ricordi. Munito di binocolo cominciò ad osservare, verso una zona dove i faggi e gli aceri erano scomparsi, e la montagna mostrava gli ultimi ciuffi di una vegetazione rada e sporadica insieme ad una distesa di larici. Dopo questa fuggente ricognizione voltò il binocolo in basso.
La vista di una coppia di passeggiatori con piccoli zainetti gli consigliò di riporre il binocolo per togliere da una tasca un potente cannocchiale. Notò che il loro passo non era quello di persone che avessero confidenza con quei luoghi, verso le quali egli nutriva sempre uno strano risentimento in quanto andava ripetendo spesso “la montagna ai montanari”. -Questi intrusi vengono in montagna calpestano tutto senza criterio, lasciano rifiuti e senza esperienza si infilano in situazioni insidiose- borbottò mentre continuò la sua osservazione. Quello che non riuscì a decifrare furono le loro fisionomie in quanto erano occultate dal cappuccio del giubbotto e dalle sciarpe che coprivano loro la bocca, unitamente agli occhiali scuri da sole.
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Nero Bizzarro : Racconti / Gino Benvenuti. Il punto rosso, 2022
Da tempo una parrocchia era entrata in uno stato di fibrillazione a seguito di animate discussioni e l’oggetto del contendere non erano le questioni di principio come l’interruzione della gravidanza o la genetica oppure l’eutanasia, bensì la gestione economica ritenuta scriteriata dai fedeli e gli scandali di natura sessuale verificatisi di cui si mormorava nella zona.
La chiusura da parte del vescovo, rispetto a richieste di confronto con i fedeli, per affrontare i problemi di questa canonica, ebbe la conseguenza di evitare qualsiasi contatto con la stampa con la speranza che, non dando a certe rimostranze alcuna rilevanza, tutto si sarebbe esaurito senza clamore; egli però non aveva tenuto conto della esasperazione che serpeggiava tra i presenti. -I panni sporchi si lavano in casa- aveva detto una volta il prete al termine della sua omelia domenicale a cui seguì un “vogliamo sapere; basta con questa strategia del silenzio” urlato da un tizio dal fondo della chiesa subito applaudito da molti fedeli. A seguito di questa rimostranza il sacerdote pensò bene di finire subito la sua omelia, che si era protratta oltre ogni previsione.
Essa era divenuta un problema e più di una persona aveva mostrato il desiderio di andare ad ascoltare la funzione religiosa in un’altra chiesa, perché le sue omelie erano notoriamente verbose e prolisse generando noia e sbadigli tra i presenti. Su questo aspetto il prete aveva ricevuto un amichevole consiglio da chi nella diocesi era preposto alla comunicazione religiosa. Una volta verso la fine della sua omelia. il sacerdote, constatando che essa fosse disturbata da un fitto parlottio ed alcune persone si fossero addormentate, decise arbitrariamente di interromperla “per redarguire questa caduta di interesse”.
Suscitò un brusio che diventò clamore e dopo contestazione mentre alcuni si erano già allontanati con un pacchetto di sigarette e l’accendino in mano. Un’ altra volta, venendo cronometrato, raggiunse il tempo di quaranta minuti. -Oggi ha fatto il record! – . -Ma che fa? – . -Una conferenza signora- . “Vogliamo sapere col massimo di trasparenza” divenne in breve lo slogan dei contestatori a cui se ne affiancarono altri come “Eminenza vogliamo trasparenza” ed anche qualcuno particolarmente caustico “Sesso, coca e rock ne abbiamo piene le bollock” che fece imbestialire il vescovo.
Cominciò un tiro alla fune tra un manipolo di fedeli, che aumentavano di giorno in giorno nel sottoscrivere puntualmente dei comunicati, e le gerarchie ecclesiastiche ed una Domenica la messa vide una partecipazione ridotta perché molti fedeli, tra cui molti giovani, si erano radunati sul sagrato della chiesa ed avevano dato luogo ad una sorta di comizio. La situazione diventò pesante quando a seguito di una serie di assemblee, con discussioni ferventi promosse dal corpo di fedeli, fu presa la decisione di fare una contro-omelia sul sagrato della chiesa.
Un gesto simile di ribellione inconsueta suscitò scalpore e di questa situazione cominciò ad interessarsene la stampa. Fu un gesto dirompente che, annunciato tempestivamente ai giornali cittadini, ebbe molto spazio sui quotidiani locali e sollecitò anche l’interesse delle emittenti radiotelevisive. Interviste, comunicati, servizi televisivi convinsero il vescovo a prendere una decisione. Con un comunicato venne fatto presente che “a causa di impegni inderogabili già programmati non sarà possibile per la prossima Domenica essere presente alla funzione religiosa rimandando però alla successiva festività la mia presenza per incontrare il corpo dei fedeli”.
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Nero Bizzarro : Racconti / Gino Benvenuti. Il punto rosso, 2022
Silvia, una signora di poco più trenta anni, di statura medio alta, carnagione chiara e capelli rossi, si era trasferita, a seguito del suo matrimonio, in un appartamento di recente costruzione nella media periferia della città e questo le comportò di attenuare progressivamente quei rapporti di amicizie, che avevano caratterizzato la sua infanzia e la sua prima gioventù nella vecchia residenza paesana, dove si era sposata.
Nero Bizzarro : Racconti / Gino Benvenuti. Il punto rosso, 2022
Un Venerdì sera intorno alle 18 il televisore di Federica, tornata da pochi minuti in casa insieme al figlio, cominciò a lampeggiare. Le immagini si alternarono ora sfuocate ora più luminose, con frequenze sempre più lunghe fino a che un secco zac, preluse ad uno spegnimento totale; la luce elettrica in casa continuò invece a funzionare. Dopo un paio di minuti sul video annerito comparve un messaggio in inglese che si dipanava come se fosse stato scritto da una telescrivente ed al termine del quale si rese noto che sarebbe stato tradotto. Lei che conosceva l’inglese aggrottò la fronte ma al momento, per non allarmare il marito ed il figlio, tacque.
In un paese agricolo sviluppatosi nel corso del tempo lungo una strada provinciale, che sembrava una retta verso l’infinito, venne inaugurato in un appezzamento di terreno esterno ad essa, un locale di grandi dimensioni reclamizzato con un’insegna circolare nel cui centro campeggiava la scritta “tutto con il tuo smartphone” che lampeggiava di continuo con colori diversi; per chiunque passasse di lì fino a tarda notte era impossibile non notarla. Era un giorno festivo e Matthias dopo aver fatto la doccia uscì di casa mentre la famiglia stava facendo colazione. Salutò con un cenno della mano e togliendo dall’attaccapanni il suo cappello da baseball, di cui era molto appassionato e praticante, si diresse verso il locale.
Scambiò un cenno di saluto con una sua amica e, dopo uno sguardo all’insegna, iniziò a percorrere un vialetto delimitato da una staccionata in legno, per arrivare all’ingresso dell’Internet Cafè. Qui si fermò per osservare un pannello disegnato come un fumetto, che rappresentava un dialogo come dimostravano i balloon tra un cliente giovane seduto al tavolo che chiedeva alla cameriera “posso ordinare?” e lei che rispondeva “non ti affaticare a parlare. C’è lui che parla per te” indicando un cellulare. Sorrise e superato l’ingresso, salutò con un cenno della testa il barista, che rispose toccandosi il cappello da cowboy, e si diresse verso una sala chiusa da una porta le cui ante avevano un cartello adesivo con la scritta Internet Cafè.
Nero Bizzarro : Racconti / Gino Benvenuti. Il punto rosso, 2022
Un uomo di robusta costituzione, precocemente incanutito si trascinava con difficoltà, nel tardo pomeriggio di una giornata piovosa, in una strada di periferia con un sacchetto in mano ed uno zaino pesante sulle spalle. Per tutto il giorno aveva cercato un luogo diverso in cui passare tranquillamente la notte a seguito di un’aggressione subita una settimana prima, nel pieno centro della città messa in atto da un gruppo di giovani teppisti armati di mazze e catene. Era rimasto circa un’ora dolorante sul selciato fino a che una macchina della polizia lo aveva scoperto e provveduto a farlo trasportare in ospedale per le cure del caso. Una volta dimesso, con qualche centinaio di euro in tasca, frutto di una colletta tra il personale dell’ospedale ed una scorta di alimenti dono di un’associazione benefica, decise di cambiare luogo.
Nero Bizzarro : Racconti / Gino Benvenuti. Il punto rosso, 2022
Una sera, all’interno di un dibattito nel circolo ricreativo che frequentava, Tullio ebbe modo di dire, facendo anche sorridere, che “l’umanità si divide tra alberi e foreste perché c’è chi guarda l’albero e non la foresta. Bisogna invece guardare la foresta nel suo insieme perché l’albero da solo non conta niente. Bisogna avere sempre una visione complessiva sulle questioni di cui discutiamo” .
Questo gli valse il soprannome di “l’Foresta” quando qualcuno lo salutava ed i soprannomi come si sa sono indelebili, una sorta di tatuaggio che è difficile da cancellare. Se al momento ciò gli fece piacere, adesso gli stava stretto in quanto con il diradare dei suoi rapporti personali viveva sempre sospeso, nelle sue elucubrazioni quotidiane, tra uno spossante rimpianto e le sensazioni di un cupo futuro che questo soprannome riproponeva.
Fabio un pensionato vedovo da oltre quindici anni, conduceva la sua vita senza concedersi particolari piaceri né coltivando grandi aspettative per il suo futuro.
Avere rifiutato ostinatamente di stare con la famiglia del figlio, che si era trasferito in un’altra città, gli comportò lo sfilacciamento dei rapporti con lui diventato nel frattempo padre di due bellissime bambine viste solo nell’unica fotografia inviatagli dalla nuora. La mattina molto presto, una volta stropicciati gli occhi e passato una mano sulla guance scabrose per la barba leggermente lunga, usava dire “anche per oggi mi sono alzato”. Poi come di solito si preparava una fetta di pane con miele o burro ed il latte che riscaldava prima di metterci del caffè preparato da una settimana all’altra.
In una città tristemente famosa perché in realtà aveva abolito il sarcasmo e nessuno sorrideva più, almeno in pubblico, un gruppo di giovani di varia estrazione sociale decise di intraprendere una battaglia per introdurvi “il diritto all’ironia”. Già il loro esordio fu trasgressivo perché scesero da una rudimentale auto con la propulsione a pedali, agghindata con uno slogan, a caratteri blu su uno sfondo giallo, abbastanza eloquente Ironie in der Stadt macht Frei (L’ironia in città rende liberi). Era stata assemblata con pezzi di fortuna ed i giovani, come se fosse Carnevale, arrivarono nella piazza centrale meta di confluenza non solo di vari aggregati etnici, ma anche di persone abbienti che non intendevano rinunciare all’aperitivo domenicale.
Edmondo era un giovane dal bell’aspetto sempre molto curato che viveva tranquillamente la sua situazione adolescenziale. Non aveva particolari problemi nei rapporti con i suoi coetanei ed inoltre aveva un rendimento scolastico elevato. Un pomeriggio una ragazza del gruppo che frequentava introdusse il sogno come argomento di cui parlare e lei confessò che “sogno molto di rado ma quando lo faccio li ricordo perfettamente anche per molti giorni”. -Io invece sogno spesso ma purtroppo me li scordo- affermò Edmondo rivolgendosi al gruppo. L’ argomento al momento non ebbe alcun seguito, ma quando egli una volta fece un sogno gli tornarono a mente le parole della sua amica e pertanto lo trascrisse in maniera puntuale, con una scrittura minuta e spigolosa senza mettere i punti sulle i e la stanghetta alle t, conservandolo poi in un album insieme a delle fotografie che custodiva in un angolo del solaio. Quel luogo sarebbe dovuto diventare la sua mansarda, ma questo progetto, nonostante le promesse del padre, rimase un suo desiderio.