IL VISPO ALESSANDRO

by Anna Maria Guideri

Il ministro Giuli e l’egemonia culturale.
(Parodiando
La vispa Teresa)

Il vispo Alessandro
or è nominato,
in modo inatteso
Ministro di Stato

E tutto Giuli-vo
giungendo all’arrivo
grida sorpreso:
l’ho preso! L’ho preso!

Insegue la gloria
con una missione:
riscriver la storia
della Nazione.

Dall’alto suo scranno
pronuncia il discorso
-se pur con affanno-
di stile destrorso.

Vuol esser famoso
-un uom di cultura-
ma è solo fumoso …
Che brutta figura!

A lui supplicando
il popol gridò:
“vivendo, votando,
che male ti fo?

Tu sì, mi fai male
con i’ curturale …
Deh, vattene, anch’io
son figlio di Dio!”

Perplesso, Giuli-vo
un attim pensò,
ma d’ etica privo…
alfine restò!

Anna Maria Guideri 25-10-2024

AL VOTO! AL VOTO!

(Nel senso scolastico del termine)
di Anna Maria Guideri

Anche la Pubblica Istruzione – tra le varie – non sfugge al saccheggio delle conquiste democratiche che, pur fra infortuni e inciampi, hanno segnato per circa cinquant’anni il cammino della scuola verso il rinnovamento e il superamento della riforma Gentile. Al diffuso disagio giovanile, sempre più preoccupante, figlio di una complessa crisi di sistema che richiederebbe visioni prospettiche e strumenti attuali più adeguati, i demagoghi di questo governo fanno la voce grossa ricorrendo a misure tanto repressive quanto inadeguate a mantenere sia l’ordine sociale che scolastico. Ricette facili per situazioni difficili che, anziché portarci avanti ci fanno tornare indietro in linea con il ripristino delle magnifiche sorti e regressive. Il ricorso al 5 in condotta per scoraggiare la crescente violenza nelle scuole, e una valutazione del merito espressa, per le scuole medie e superiori, solo con voti numerici senza un minimo di descrizione dei percorsi individuali, mi inducono a riflettere sul voto e sulla sua funzione valutativa in chiave pedagogica e politica.

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A Puccio

A PUCCIO
(Per non dimenticare)

Piccola vita, vita mia,
devo a te la scoperta
della mia inaspettata tenerezza;
il piacere di arrendermi alla tirannia,
la mia fiducia in un essere vivente
che non doveva fingere di essere buono
per farsi amare.

Non esistevano dispetti
che la tua grazia non rendesse divertenti,
né graffi che non fossero perdonati
in cambio dell’irresistibile tremolio.
della tua gola.

Piccola creatura d’amore e di mistero …
di nascondigli segreti,
di fantasmatiche apparizioni,
di imperscrutabili sguardi
e silenzi …
di premeditate rappresaglie,
di sommessi rimproveri,
di contriti pentimenti …

Per arcane alchimie,
ciò che negli umani è riprovevole,
in te era solo incanto.

Dove hai nascosto la tua folta coda
che ti tradiva sempre
sbucando a tua insaputa
da recessi impensabili?

Ti evocano ombre fugaci,
soffici cuscini, indumenti raggomitolati
sparsi qua e là , vibrazioni indefinibili,
strani cigolii …

Ti vedo ancora danzare sul tappeto
a far festa al mio ritorno
offrendo tutto te stesso
– dalla testa alla coda –
al mio tocco amoroso.

Da ultimo, per pudore,
ti rifugiavi in angoli remoti
per nascondere il fiore malato
della tua bocca
e ti allontanavi senza un lamento
in punta di polpastrelli,
arreso, ormai, al tuo destino.

E mentre piangendo ti salutavo
e ti spiegavo che non potevo fare di più,
tu mi guardavi con tenerezza infinita
e mi ringraziavi per l’ultima volta
con tutto l’amore che potevi raccogliere
dentro il mormorio impercettibile delle fusa.

Ora ti sei accoccolato sul mio cuore
e stai lì e ancora mi fissi
con i tuoi verdi occhi indagatori
e mi incalzi per capire
cosa mi passa per la mente.,

Rivivo ogni istante del tuo ultimo viaggio:
la tua riluttanza verso i medici,
ma poi la tua fiducia in me,
il tuo commovente abbandono
alla dolce fermezza delle mie mani,
della mia voce.


Ti ho accompagnato fino alla fine
raccogliendo il tuo ultimo respiro
che conservo per sempre nel mio cuore..

La tua anima felina aleggia già
oltre i confini dello spazio e del tempo
tenera e corrucciata, permalosa e ruffiana,
arrendevole e imperiosa, amorosa
come un canto sommesso e segreto
bisbigliato al mio orecchio
solo per me, per noi.

Anna Maria Guideri 25-08-2024


EGEMONIA CULTURALE

(teste pensanti, teste vacanti)
di Anna Maria Guideri

Vari articoli apparsi in questi giorni sul quotidiano Domani trattano, da varie angolature, il tema dell’egemonia culturale e della polemica sollevata dalla destra su quale sia lo schieramento politico che ha più titoli per rivendicarla. La destra, con in testa la Meloni, si lamenta dell’indebita appropriazione del primato culturale ad opera della sinistra, sfidandola su questo terreno. Secondo l’attuale Presidente del Consiglio, si tratterebbe – nientedimeno – di un complotto orchestrato dalla sinistra per estromettere la destra postfascista dalla rosa dei cervelli pensanti di questo paese. Oscar Iarussi su Domani, in controtendenza con questa tesi afferma – e con fondate ragioni – l’esatto contrario.

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SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO?


(Il futuro è sempre dietro le spalle…)

Dalla lettura del bel libro di Antonio Padellaro –Solo la verità, lo giuro – ho tratto qualche motivo di riflessione sulla consuetudine, molto diffusa, di guardare con occhio benevolo – quando non nostalgico – al passato, anche a quello meno edificante della nostra storia: fatti, usi, costumi, personaggi … soprattutto personaggi. Nel caso di Padellaro che, al netto della sua avvincente prosa e della sua onestà intellettuale non fa eccezione alla regola, il personaggio ricordato con un filo di nostalgica ammirazione che l’attuale squallore sembrerebbe giustificare, è Bettino Craxi.

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MOTTI DA LEGARE 36

di Anna Maria Guideri

1 – Dubbio atroce. Se il fascismo è dentro di noi , la lotta di liberazione è stata un depistaggio?
2 – Inverno demografico: strategia dell’estinzione.
3 – In Italia essere neri non è né un difetto né un pregio, semmai è una sfiga!
4 – Si stava meglio quando si stava peggio …. Infatti che vuoi mettere Sangiuliano, Lollobrigida, Santanché con Mussolini, Craxi e Berlusconi?
5 – Valditara: La scuola deve puntare soprattutto sul merito … sì, soprattutto di chi insegna e dei ministri che la governano.
6 – Tempi moderni. Com’è possibile che i miti che ci costruiamo per sfuggire alla mediocrità siano migliori della mediocrità che li ha prodotti?
7 – Neofascisti: reduci attaccati alle radici.
8 – La sinistra va sempre a cercarsi idoli fuori dall’Italia; ora c’è Kamala Harrys … La destra invece non ha bisogno di uscire dall’Italia, Mussolini è made in Italy.
9 – Il no alla destra non deve essere pregiudiziale, ma sui contenuti … visti i contenuti, non c’èpericolo di sbagliare!
10 – Renzi, Schlein e campo largo: è possibile che un politico spregiudicato riesca a rovinare il PD più di quanto un politico onesto riesca a salvarlo? Sì, è possibile!
11 – Politicamente scorretto: abuso di potere verbale.
12 – Il governo Meloni ha finalmente raggiunto l’emorragia culturale.
13 – Non è la satira ad essere cattiva, sono loro ad essere fascisti!
14 – Meloni premier: io, patria e famigli.
15 – Il neofascismo non è altro che l’incubo del fascismo uscito dall’incubatrice.
16 – Berlusconi è stato per molto tempo il nostro MASSIMO COMUN DOMATORE.
17 – Renzi torna all’ovile della sinistra: da figlio prodigio a figliol prodigo… non pentito!
18 – Per il governo Meloni cos’è la patria? E’ la Repubblica nata dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo o è ancora la Repubblica di Salò che vorrebbe liberarsi dalla liberazione?
19 – Non crede, Il ministro Valditara, che se si applicasse alla lettera il suo concetto di merito –avanti i bravi, indietro gli asini – il primo a rimetterci sarebbe proprio lui?
20 – Il ministro Piantedosi sui migranti che vengono in Italia senza essere invitati: MAR VOLUTO UNN’E’ MAI TROPPO!
21 – Meloni, reconditi pensieri: Io all’epoca della strage di Bologna avevo solo 3 anni, non vi ho potuto partecipare … purtroppo!
22 – Questo governo ci porta a sbattere: siamo in un veicolo cieco!
23 – L’inchiesta di Fanpage sulla Gioventù Nazionale neofascista di Fratelli d’Italia: cronaca nera.
24 – Il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano è stato BOCCIAto.
25 – Stato sociale: bisogna dare in funzione dei bisogni, non dei costi.
26 – Meloni: Di più non potevo fare, ho dato tutta me stessa … e ti sembra tanto?
27 – Meloni torna a schierarsi con gli stati euroscettici: il richiamo della foresta … nera!
28 –Il potere lava più bianco? Un potente corrotto non è un grande uomo, è solo un grande corrotto perché il potere non è un attenuante, ma un aggravante..
29 – Se tutti siamo fascisti non ci resta che il suicidio di massa … oppure, l’assoluzione di massa. Infatti.

Anna Maria Guideri 11-09-2024

DAL CASO AL CAOS

di Anna Maria Guideri


Il caso Bruno Vespa e la funzione egualitaria delle virgole

Tutto potevo immaginare tranne che mi sarei ritrovata a difendere Bruno Vespa dalle accuse di subdolo razzismo mossegli da un’ondata di proteste politicamente corrette che questa volta non ho condiviso. Il fatto è noto. A seguito dell’ennesima, becera dichiarazione di Vannacci fatta sulla pelle – nera – di due pallavolistedella squadra vincitrice dell’oro olimpico,Bruno Vespa ha diffuso un post che qui testualmente riporto: Straordinaria la nazionale pallavolista femminile. Complimenti a Paola Egonu e a Maria Sylla: brave, nere, italiane. Esempio di integrazione vincente. Ne è nato un caso, anzi, un caos. Vespa, definendo nere le due atlete ha sollevato un tal vespaio da rischiare di essere considerato più razzista di Vannacci. Il furore iconoclasta di chi ambisce al politicamente perfetto può creare effetti boomerang con pericolosi scivoloni nel genere grottesco con buona pace delle rispettabili intenzioni di chi sposa con tanta foga la nobile causa dell’uso corretto del linguaggio che anch’io condivido, pur con i dovuti distinguo. Dico questo potendo rivendicare con orgoglio, una totale impermeabilità al fascino segreto di Bruno Vespa. Di fatto, cosa gli è stato contestato? Di avere definito nere le due atlete di colore e di aver parlato di integrazione vincente. Poiché non era ritenuto necessario alludere al colore della loro pelle, sarebbe stata, la sua, una sottolineatura di troppo atta a richiamare l’attenzione più sulla loro etnia che sulla loro prestazione sportiva. In quanto poi all’integrazione, Vespa, secondo i severi censori ipercorretti, avrebbe commesso un errore macroscopico visto che le due campionesse, essendo state sempre italiane a tutti gli effetti, non hanno dovuto fare niente per integrarsi. Osservo che l’accusa di gratuità nel definire nere le atlete vale per Vannacci, non per Vespa il quale, per rispondergli con efficacia non poteva fare altro che raccogliere la parola e rilanciargliela restaurata e riabilitata dall’uso corretto. Come ha fatto? Lo ha fatto con le virgole scrivendo: brave, nere, italiane. Non ha usato né una concessiva – brave, italiane anche se nere – né un’avversativa – nere, ma brave e italiane – . In tal caso lo scivolone discriminatorio sarebbe stato evidente. Ma Vespa non è uno sprovveduto e con le virgole ci sa fare. Con esse ha voluto evidenziare la pari dignità fra l’etnia, la bravura e l’italianità delle atlete spuntando le armi a quel cafone di Vannacci. Essere neri non è né un difetto né un pregio; è solo uno dei tanti modi di essere del reale. E’ giusto non fare di questo termine un uso inflazionato, ma è altrettanto giusto non avere paura di usarlo quando la difesa dei diritti umani e civili lo richiede. E a parer mio Vespa ha fatto questo: a tutto c’è un limite e a quanto pare Vannacci è troppo anche per lui! Avrebbe potuto fare di meglio scrivendo solo brave e italiane omettendo nere? Sarebbe stata senz’altro una risposta elegante e sottile, ma credo che sarebbe passata inosservata, visto lo standard medio di attenzione alle sottigliezze. L’italianità non è determinata dall’etnia e questo Vespa lo fa capire bene includendo nere tra brave e italianecome un dato di fatto perfettamente normale. Per quanto riguarda Vannacci, additare il colore della pelle di chicchessia, non è prova di coraggio nel dire la verità, come lui vuole far credere, ma di viltà, quella di spacciare per verità, il male oscuro del proprio fascismo endemico. In questo caso il re nudo non è chi è nero, ma chi lo indica discriminandolo, cioè, Vannacci. C’è in giro un iperrealismo puritano che sconfina nell’assurdo e nel proprio contrario. Fare di alcune parole dei tabù non aiuta a superare i pregiudizi, anzi. Essi restano come convitati di pietra, ingessati in artificiose limitazioni spesso contrarie al buon senso, che alimentano il bacino inconscio del politicamente scorretto. Le espressioni becere e fascistoidi si combattono affrontandole apertamente, non impedendo loro di esistere, Riguardo alla controversia sull’integrazione occorre distinguere il dato legale – la cittadinanza – dal dato culturale – la percezione che la società italiana ha delle persone di colore e non solo. Il razzismo esiste a prescindere dal certificato di cittadinanza e Vespa ha giustamente parlato di integrazione vincente. Forse verrà un giorno – ce lo auguriamo – in cui il colore della pelle delle persone sarà diventato un fatto irrilevante o, meglio ancora, normale, ma finché ci saranno individui come Vannacci che ne fanno uno strumento da usare per la propria fortuna politica, bisognerà reagire usando bene le virgole per dare chiarezza al proprio pensiero per far sì che parole come brave, nere, italiane possano convivere in modo pacifico, anzi, paritario!

Anna Maria Guideri 18-08-2024

QUALE PATRIA?

di Anna Maria Guideri

Valditara: io, patrie e famigli …

Il ministro della Pubblica istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, se n’è uscito con un’altra delle sue per dare l’ennesima botta di vita al sistema scolastico che scarseggia, a parer suo, di spirito patriottico: botta, appunto. Ci voleva proprio il rilancio dell’amor patrio messo a dura prova dalla contaminazione di virus multietnici di ogni specie e provenienza! Ma cos’è la patria in un paese democratico? Senza questo chiarimento si rischia di ritrovarsi in mezzo ad un vaniloquio dove ognuno va per conto suo anche se la Costituzione ci offre validi motivi per andare dalla stessa parte. E il nostro zelante ministro dovrebbe conoscerla e condividerla meglio di tutti noi, visto che l’ha firmata … ma tant’è … Piccolo dubbio: Non può essere che un’attenzione così particolare a questo tema sia il frutto di un “apprezzabile” quanto infondato scrupolo per colmare un vuoto terminologico, visto che tale parola – patria – nella carta costituzionale è menzionata solo una volta – art. 52 – anche se vi è ampiamente rappresentata dai suoi contenuti? L’uso così parsimonioso che i padri costituenti hanno voluto fare di questa parola è dovuto più al grande amore per la democrazia che ad uno scarso amore per la patria; democrazia che hanno voluto tutelare bilanciando l’uso eccessivo e distorto che della parola patria è stato fatto durante il ventennio fascista…, ma sembra – ahimè – che gli sforzi non siano bastati. Il ministro avrà forse pensato: sì, vanno bene la democrazia, la Repubblica, i diritti, i doveri, la dignità … ma la patria? Che fine ha fatto la patria?Bisogna provvedere a rimetterla al suo posto! Patria … la parola non possiede intrinsecamente valori assoluti. Essa li trae dal suo sistema politico di riferimento; un conto è la patria delle democrazie e un conto è la patria dei regimi totalitari. Sono due concetti incompatibili fra loro che, come l’olio e l’acqua non si possono mescolare.

Qualche richiesta di chiarimento.

Quale patria intende Valditara? Vuole ripristinare la patria del tempo perduto o forse vuole specificare meglio – qualora ce ne sia bisogno – la patria del tempo democratico? In concreto: in nome di quale idea di patria si attacca la sentenza definitiva sulla strage di Bologna riscrivendo arbitrariamente la storia e gettando fango – senza nessun motivo plausibile – sulla magistratura, minando lo stato sia come entità legale che come entità ideale di valori condivisi definibile come patria?

In nome di quale idea di patria si nega la cittadinanza a persone che vivono da lungo tempo nel nostro paese e adempiono ai loro doveri senza vedere riconosciuti i propri diritti?

E la squadra multietnica femminile di Volley che ha vinto l’oro per l’Italia, l’ha vinto per la patria o contro la patria visto che i caratteri somatici di alcune atlete non corrispondono, a detta dell’antropologo improvvisato Vannacci, al patrimonio genetico della nostra italianità?

In nome di quale idea di patria si attacca la libertà degli organi d’informazione – tanto da creare un allarme democratico in Europa – contravvenendo pesantemente al dettato dell’art. 3 della nostra costituzione?

Di quale patria parla il ministro, di quella degli onesti cittadini che, in osservanza all’art. 4 della costituzione contribuiscono alla crescita del paese pagando le tasse, o di quella che, fra condoni, scarsi controlli, scarsa stima del contributo fiscale ( pizzo di stato) e cancellazione dell’abuso d’ufficio, favorisce i soliti furbi?

E ancora, qual è la patria cara al ministro, quella che premia il merito dei primi della classe e boccia gli asini prescindendo dalle possibili condizioni di vantaggio dei primi e/o di svantaggio dei secondi ignorando l’art.3 che parla di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della personalità …? E non si è chiesto che forse, se fin qui avesse contato il merito come lo intende lui, sia lui che altri ministri del suo governo non si troverebbero dove si trovano?

E poi, la patria è qualcosa che appartiene solo a chi ha vinto le elezioni, oppure è qualcos’altro che appartiene a tutti i cittadini, vincitori e vinti? Insomma, la patria è mia e me la gestisco io o è di tutti e la gestiamo facendo ognuno la nostra parte?

Vorrei inoltre sapere se Il nome del partito Fratelli d’Italia si rifà solo al nostro inno nazionale oppure strizza l’occhio alla benemerita fratellanza-confraternita della P2 di Licio Gelli.Gli affiliati non sono anche fratelli?

E infine, mi si perdoni la provocazione, la patria per lei, è la repubblica nata dalla lotta di liberazione dal nazifascismo o è ancora, idealmente, la repubblica di Salò che vorrebbe tornare al fascismo per liberarsi dalla lotta di liberazione?

Dopo aver visto l’inchiesta di Fanpage ci si può aspettare di tutto!

Anna Maria Guideri, 13-08-2024

MOTTI DA LEGARE 35

di Anna Maria Guideri,

1-La classe degli asini : Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura alla Camera
sulla strage di Bologna del 02 agosto 1980 ha de-ragliato alla grande.
2 – Destra neofascista: conservatrice di pregiudizi; demolitrice dei valori democratici;
fomentatrice di odio e violenza, falsificatrice della storia …
3- Destra: dichiarazioni eversive contro la sentenza sulla strage di Bologna: creare ad hoc il
disordine per poi accreditarsi come gli unici che sanno ripristinare l’ordine.
4- Ma io non c’ero! Avere avuto 3 anni al tempo della strage di Bologna può costituire per
Meloni un alibi per non averla progettata, ma non per non averne, a distanza, contestata la
matrice.
5- I vantaggi dell’autoritarismo. Un governo forte può assicurare al popolo tutto ciò che si
merita!
6- La premier vorrebbe che la stampa scrivesse sotto dittatura.
7- Com’è possibile che dalla democrazia nata dalla Resistenza sia nato il neofascismo?
Semplice: la democrazia è mortale, il fascismo, come diceva Umberto Eco, è eterno.
8- I pregiudizi sono un goffo tentativo di dare un ordine – artificiale – a quel fantasmagorico
disordine naturale che è la vita.
9- Perché usare l’ironia per commentare la politica? Per renderla sopportabile … ma non
troppo!
10- Solo la bellezza ci salverà… se si salverà!
11- Paure e pregiudizi. Quando eravamo bambini ci spaventavano con l’uomo nero; poi
abbiamo scoperto che l’uomo nero è l’uomo bianco.
12- Trump parla all’America spaventata … e spaventosa!
13- Perché far pagare le tasse se i servizi non funzionano? Forse non funzionano proprio perché
non si pagano le tasse!
14- Qualunquismo: mutazioni generiche.
15 – Per risolvere i problemi di La Russa non c’è che la ruspa! Ma è un metodo fascista … Chi
di ruspa ferisce …
16 – Cos’hanno in comune i poveri e i ricchi? Entrambi sono incontentabili!
17 – Destre: Destra sociale, destra golpista, missina, sovranista … confluiscono tutte in FdI …
Tutte per una, una per tutte!
18 – Il fascino segreto della legalità. Kamala Harris dovrà sfidare Trump per rendere
attrattiva la legalità più di quanto lui riuscirà a rendere attrattiva l’illegalità.
19 – Renzi sta andando a sinistra? Allora è ridotto proprio male!
20 – Se la democrazia non è in grado di educare alla democrazia, è destinata ad estinguersi e a
mutarsi nel proprio opposto.
21 – Morto un papa se ne fa un altro … anche morto un duce!
22 – Meloni isolata in Europa: nata per opporsi, non per proporsi.
23 – Aeroporto intitolato a Berlusconi: chi MALPENSA MAL FA!
24 – Retorica populista: la banalità altisonante.
25 – Il razzismo è lì, scritto nero su bianco … No, bianco su nero!
26 – Meloni sull’inchiesta di Fanpage: Infiltrarsi nei partiti è roba da regime! Infatti Mussolini,
non si infiltrava … lui i partiti li asfaltava!

27 – Sangiuliano, Lollobrigida … Chi non riesce a farsi apprezzare come persona seria, finisce
per far ridere.
28 – Riforma giudiziaria: si dice garantismo e si legge impunità.
29 – Berlusconi era di una banalità potente.
30 – F. Specchia: La Russa bisogna capirlo, ha sofferto la discriminazione, ha ingoiato tanta
rabbia, è normale che ogni tanto ecceda … Sì, bisogna capirlo che è anche Presidente del
Senato!
31 – Si dice che la Meloni abbia un certo fascino … FASCI? NO!

Anna Maria Guideri, 08/08/2024

PERDERE PER VINCERE

Una riflessione di Anna Maria Guideri sulle elezioni francesi

(Elezioni francesi del 2024)

Anna Maria Guideri

Chi ha vinto e chi ha perso le elezioni in Francia il 07 Luglio 2024? I sostenitori degli opposti schieramenti – antilepenisti e lepenisti – si confrontano sul campo mediatico in singolar tenzone sfoderando con pari gagliardia argomentativa le armi, sul grande evento che ha visto cadere più di una testa reale o virtuale che sia. Gli uni per attribuire a Macron la vittoria in quanto è riuscito, almeno per il momento, ad arginare la resistibile ascesa di Marine Le Pen, gli altri per addebitare a Macron la sconfitta per essere stato sorpassato da Melanchon e per aver gettato la Francia nell’incognita dell’ingovernabilità. Dico la mia partendo da una banale considerazione: vince chi raggiunge il suo obiettivo; perde chi lo manca. Se Macron voleva la sconfitta della Le Pen e della sua destra neofascista, ha vinto. E anche se non aveva calcolato il sorpasso del leader dell’estrema sinistra Melanchon, possiamo dire che, vista la posta in gioco, poteva anche permettersi di pagare questo prezzo, per quanto salato sia. Se la Le Pen invece aveva puntato sulla vittoria, visto l’esito molto favorevole riportato al primo turno, è chiaro che ha perso nonostante i molti voti che ha preso. Ma colei che ha riportato una vittoria netta e inequivocabile è senz’altro la Republique dotata, per sua fortuna, di un sistema immunitario antifascista quasi a prova di bomba che si è mobilitato contro l’onda nera della Le Pen. Come giustamente è stato detto, i francesi sanno distinguere un avversario politico da un nemico della Repubblica. Molti hanno definito Macron un perdente di successo: ha perduto la sua corona, ma ha salvato la democrazia. La Francia, a differenza dell’Italia, può dividersi su molte questioni, ma non sull’antifascismo. Da noi, una desistenza così ampia e così eterogenea disposta a rinunciare alle proprie candidature per salvare la comune casa democratica sarebbe stato impensabile, visto che, cani e porci per biechi interessi di bottega, – non certo per l’antifascismo – si sono più volte uniti. Basti pensare allo sdoganamento dei post-fascisti di Alleanza Nazionale ad opera di Berlusconi: la madre di tutte le disgrazie che ha generato la vile progenie che oggi ci governa; in Italia, sì, in Francia, no. Questo perché fra noi e la Francia ci sono alcune differenze che spiegano i diversi risultati elettorali nonostante abbiano entrambe in comune destre nostalgiche forti e radicate. La Francia, pur avendo avuto secoli di monarchia, ha amato sempre più il regno del re, più l’impero dell’imperatore, più la Repubblica del suo presidente. I francesi amano lo stato perché si sentono stato. Sono citoyens, cittadini, non sudditi, tanto è vero che il re lo hanno ghigliottinato. Per quanto ciò non sia edificante, aiuta a far comprendere la natura profondamente laica di questo popolo refrattario al culto della personalità del capo, qualunque capo. Gli italiani invece non amano lo stato perché non si sentono cittadini, ma servi del padrone di turno. Tornando alla querelle sui vincitori e i vinti, chi sostiene la tesi della sconfitta di Macron giudica più grave la probabile – non certa – ingovernabilità uscita dalle urne che la certa perdita della democrazia nel caso in cui avesse vinto la Le Pen. Macron può essere criticabile per altre scelte politiche, non per questa: diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Anna Maria Guideri 13-07-2024