CARISMA E COSMESI

di Anna Maria Guideri


(Il trasformismo meloniano)

La leader carismatica
è una leader cosmetica,
cura molto l’estetica,
ma non è democratica.

La cosmesi ha l’effetto
veramente speciale
di mutare l’aspetto
della leader mondiale.

In un altro paese
lei sa far la piaciona,
sa mostrarsi cortese,
un po’ giocherellona …

Ma in Italia è diversa;
si traveste da duce,
coi migranti è perversa,
con la stampa, assai truce …

Verso il popol, suadente
-è una grande ruffiana –
sa esser pur convincente:
è una vera cristiana!

Eppur c’è chi ci crede
che un vero cristiano
debba urlar la sua fede
scatenando il baccano!

In ogni occasione
lei cambia il suo trucco:
che trasformazione
col trucco e parrucco!

In tal situazione
la pratica estetica
è usata in funzione
di offendere l’etica.

E in tal circostanza,
con gran faccia tosta,
balla un’altra danza;
va dove il cuor la porta.

Un dì putiniana,
passata a Zelensky,
diventa trumpiana:
voltafaccia pazzeschi!

E da gran patriota
– ma chi può darle torto? –
fra bastone e carota
sta coi frati e zappa l’orto!

È lo sport degli umani,
soprattutto italiani.

Nel campo dei miracoli
che lei ha seminato …
di tutti i suoi oracoli
nessuno si è avverato

Ma l’ultima cosmesi
i frutti li darà:
è pronta l’ipnosi
che tutti colpirà:
per lei la palingenesi,
alfin si avvererà:

“O mio caro Zelenschì, con Musk, Trump e Putinì
oramai non c’è partita,
che vuoi far, così è la vita!
Faccio un’inversione a U
e con te non ci sto più!”

Anna Maria Guideri 06-03-2025


L’inarrestabile catastrofe

FONTE Facebook Gianpasquale Santomassimo 6-3-25
IMMAGINE Paul Klee, Angelus Novus (scelta dall’autore)
IL LIBRO
Benjamin, Walter
Sul concetto di storia / Walter Benjamin. – Torino : Centro di documentazione il Porfido, stampa 1970. – 19 p. ; 21 cm..
TITOLO REDAZIONALE

C’è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo, i suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un’unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnetterne i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l’angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui.
Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera.
(Walter Benjamin, Sul concetto di storia, pp.35-37)

REARM EUROPE-IO NON C’ERO

FONTE
Facebook. Pierluigi Fagan. 6-2-25
Vignetta di Altan scelta dall’autore
TITOLO REDAZIONALE

REARM EUROPE

Premessa: io non sono un pacifista. O meglio, lo sarei sul piano ideale, come condizione a cui tendere ma poiché sono realista (descrittivo) sono consapevole che la guerra fa parte del modo con cui alcune comunità umane organizzano la loro reciproca convivenza in spazi limitati, sicuramente da cinquemila anni, in alcuni casi anche da un po’ prima ma non tanto prima.
L’unica “prova” che abbiamo di un massacro organizzato tra gruppi umani nella storia profonda è di 11.000 anni fa, prima non ce ne sono e quindi l’assunzione che la guerra ovvero la violenza organizzata tra gruppi umani è consustanziale la nostra “natura” è falsa. Per altro, non si capisce cosa si intenda con “natura” quando si parla di gruppi umani, sistemi adattativi che hanno per forza mille modi per organizzarsi e vivere visto che abitano territori diversi, in tempi diversi. Lunga tutta la vasta e variegata storia umana del mondo, si rinvengono luoghi e lunghi tempi in cui non c’è stata alcuna guerra.
Fa eccezione un luogo: l’Europa. Senza alcuna apprezzabile eccezione, lo spazio europeo è da sempre sede di conflitto armato dal tempo dei Greci.
I popoli di questa area storica e geografica, dopo una lunga stagione di colonialismo e imperialismo in cui sono andati a saccheggiare e coartare quasi tutto il mondo, non negandosi il piacere di farsi guerra tra loro con estensioni variabili (dei Cent’Anni, dei Trent’anni, dei Sette anni) e ragioni plurali (religiose, civili, di indipendenza), nel solo ultimo secolo, hanno imbastito un bel massacro generalizzato. Una Prima guerra mondiale (35 milioni di morti), una Seconda guerra mondiale (65 milioni di morti), una Guerra fredda, una guerra jugoslava, varie guerre in giro qui e lì (dal Medio Oriente alle Falklands). Evitando il sanguinoso capitolo delle guerre degli europei oltremare ovvero gli “americani” o, meglio, “statunitensi”.
La storia, diceva Hegel, ci appare a tutta prima come un immenso mattatoio, in cui vengono incessantemente condotti al sacrificio individui, popoli, Stati e civiltà. Nulla sembra sottrarsi a questo destino di morte. Ma anche un superficiale esercizio di storia comparata, rileverà che la densità e intensità bellica europea non ha pari nel resto del mondo, ad esempio in Asia che è uno spazio di civiltà almeno altrettanto antico ed anche molto più popoloso. A parte le guerre esportate dall’Occidente (oltre alle “mondiali”, Coree, Vietnam etc.).
Ogni volta c’è un apparente “ottimo motivo”. La paura di un nemico immaginario, un ideale, una ragione intrascendibile, un “ha iniziato prima lui io mi stavo solo difendendo”. Ogni volta si è passati dal ritenere una guerra un male da fuggire e dopo poco tempo in cui mille voci si sormontano diventando sinistro coro inarrestabile, ai più è apparso ovvio riprendere le armi e andare ad ammazzarsi.
Negli intervalli tra un massacro e l’altro, si scrivono libri e si girano film che mostrano l’insensatezza della guerra, il dolore straziante, l’abisso di paura, il rimorso, il ripensamento “ma come è possibile che siamo finiti a fare questo casino?”. Ogni volta si inizia quasi per caso e si finisce a fare mattatoio. Se avessimo a che fare con un individuo è chiaro che al soggetto verrebbe diagnosticata una patologia grave e verrebbe internato.
Dalle centinaia di libri che ho comprato e debbo ancora leggere, ieri ho ripreso in mano il famoso “I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra” di C. Clark (Laterza), un grande classico tra i classici. In Introduzione, Clark confessa l’enorme difficoltà dello storico alle prese con decine e centinaia di volumi con i documenti più o meno ufficiali prodotti ex post dalle varie potenze (vincitori e vinti), le memorie smemorate e selettive dei grandi attori (leader, generali, funzionari) e ben 25.000 (!) libri di storici e analisti sul fatto, le sue cause apparenti, le sue cause reali sottostanti, dove “reali” sono tali definite variabilmente da studioso a studioso.
E dire che a farla facile, bastava dire che c’era un aggressore e un aggredito, come sempre del resto. Chissà perché ci ostiniamo a tenere aperti tribunali, a pagare giudici, funzionari, procuratori, periti, avvocati, esperti vari convocati a processo per istruire un giudizio penale anche quando oltre alla vittima c’è anche il carnefice. Se c’è la vittima e il carnefice perché non mettiamo un bell’algoritmo spara-sentenze che ratifica l’ovvio? Perché andiamo a cercare cause, motivazioni, radici, dinamiche del conflitto il cui esito è lampante? Chissà perché scriviamo 25.000 libri per capire come siamo finiti a fare una guerra “mondiale”, noi patria di Platone e Aristotele, del diritto, del Cristianesimo, di Cartesio, Kant, Hegel, Einstein ed altre vette di massima civilizzazione?
Mah, chissà chi lo sa?
Dal mio eremo sempre più distaccato dal mondo, invecchiando e combattendo sempre più con problemi di salute, osservo dietro una cataratta di perplessità, l’ennesimo crescere emotivo di voci di gente che aggiunge virgole ad un discorso pubblico che punta all’ineluttabilità, l’ennesima ineluttabilità, per cui dobbiamo riarmarci contro le evidenti insidie del mondo. Non sarei contrario in via di principio, ripeto, non sono un “pacifista senza se e senza ma” ci sono i se e i ma. Quello che non capisco è come si possa essere così immemori di una coazione a ripetere ormai millenaria senza che nessuno si domandi: come siamo finiti così per l’ennesima volta? Cosa non abbiamo fatto -prima-, cosa non abbiamo pensato -prima-?
Come può passare in tre anni un cosiddetto “statista” a esaltarsi per uno spazio comune da Lisbona a Vladivostok (Macron poco prima dell’inizio della guerra russo-ucraina intervista a Le Grand Continent rivista geopolitica francese) all’offrire il proprio “ombrello atomico” contro l’evidente pulsione invasiva dei russi che dopo tre anni controllano nulla più del territorio ucraino preso nel primo mese di guerra senza riuscire ad estenderlo. Come si fa a prendere sul serio gente così?
Così per l’ennesima volta, sonnambuli oggi pure col deambulatore visto che siamo sempre più anziani e non abbiamo neanche sufficienti figli da mandare al massacro in nome dell’ideale, della Patria, del Bene, del Buono e del Bello, di qualche nostro Dio o Ragione di civiltà, della “democrazia e libertà”, inventiamo un progetto “comunitario” che si intitola “Rearm Europe”.
Fatto da gente per la quale tre anni fa il Problema era in Green Deal per salvare i cuccioli di orso in precario equilibrio su una lastra di ghiaccio che hanno perso i genitori morti per fame dovuta ai cambiamenti climatici. Fatto da gente che due anni fa dragava sostanze pubbliche da investire per il futuro delle “Next Generation” ovvero i nostri figli. Gli stessi che oggi si svegliano e ci dicono che dobbiamo distogliere fondi di welfare per armarci anche se, mannaggia, non abbiamo abbastanza giovani da mandare al fronte per difende la nostra serena vecchiaia.
Sarebbe bello poter dire “io non c’ero”, ma onestamente questa volta non possiamo.

Pierluigi Fagan, 6-3-25

I Viceré ieri e oggi

Rileggere i nostri classici
Enrico Tendi rilegge I Viceré di Federico De Roberto

La storia narrata è lunga vent’anni, dallo sbarco a Marsala fino ad Umberto 1°; e racconta come la Sicilia vive lo sbarco di Garibaldi e l’annessione al regno d’Italia. Ma il punto di vista è quello di una famiglia della grande nobiltà siciliana, gli Uzeda, di un viceré, uno di quelli che governarono a loro piacimento l’isola per conto dei re di Spagna dall’inizio del 1400 alla metà del ‘700. Un po’ la storia del Gattopardo, con cui, di fatto, ha molto in comune. Il racconto è molto dettagliato, sono tante storie singole, che hanno in comune la stretta parentela dei protagonisti, e la loro sostanziale affinità di vedute, anche nelle grandi differenze. Lo stile di De Roberto è molto diverso, meno fluido di Tommasi di Lampedusa; le singole storie spesso non aggiungono niente al filo logico del romanzo, inquadrano però il modo di pensare, non solo della famiglia nobile, ma anche del popolo che le sta intorno, siano i domestici che la borghesia. La lingua è da rimarcare. Parole inconsuete, come la grafia di talune, (I viceré sono del 1894, due anni prima della nascita di Tommasi di Lampedusa) modi di dire originali, ma perfettamente comprensibili. Ma la storia non è questa: la storia è il racconto di come la classe pesantemente dominante, insofferente anche dello statuto Albertino, che viene sconfitta dall’arrivo della monarchia Sabauda, si ritrovi poi, quasi naturalmente, a riprendersi tutto il potere. E non con azioni violente, ma semplicemente per “restituzione” legittima da parte del popolo. Viene in mente “la Libertà“ di Verga, la breve novella in cui si racconta di come il popolo non sappia usare la libertà, ma, senza “cani da guardia” trasforma in feroce vendetta il rancore per le angherie subite.

Avevo già letto i viceré quando ero più giovane; allora avevo pensato che tutto ciò non può esser vero, che prima o poi il “sol dell’avvenir” sarebbe spuntato, e senza rivoluzioni, almeno in Europa, solo per la maggior consapevolezza dei cittadini. Mi piacerebbe non ricredermi.

Enrico Tendi 15-2-25

La Memoria

FONTE Facebook Gianpasquale Santomassimo 27-1-25

Ero molto favorevole al Giorno della memoria.
Nei termini in cui venne istituito nel luglio 2000: ricordo non solo della Shoah ma anche di tutte le altre vittime dello sterminio, come dei deportati politici e degli internati militari italiani. Quest’ultima categoria (gli IMI) stava particolarmente a cuore al Presidente Ciampi e ricordo che i giornali ne parlarono molto commentando la legge (oggi credo che nessuno ne abbia memoria).
Partecipai anche alla prima giornata l’anno successivo. Mi era stato chiesto di fare la relazione storica, in un Auditorium pieno di scolaresche accompagnate dai professori (studenti che seguivano con interesse e continuarono a farlo per qualche tempo, prima che la ritualità sommergesse tutto),
Capii subito però che qualcosa non andava. Dopo di me il rabbino nel suo discorso si lanciò in una equiparazione tra Hitler e Arafat, e l’assessore alla Cultura si mise a glorificare la squallida guerricciola che il suo partito aveva condotto nei Balcani, presentata come risposta all’Auschwitz dei nostri giorni.
Da allora non partecipai più a queste ritualità. Collaborai a iniziative della Comunità ebraica, che allora aveva come animatore culturale Ugo Caffaz, persona colta e competente, sincero democratico. Con lui feci qualche iniziativa ai Festival dell’Unità e soprattutto partecipai a Firenze a un grande convegno internazionale nel 2012 (metto il rinvio in nota), dove tutta la problematica veniva svolta in termini storici nuovi e lontanissimi dalla ritualità.
Ma oggi la comunità ebraica fiorentina sembra essersi fascistizzata come gran parte delle altre comunità italiane, divenute semplici emanazioni di uno Stato straniero, e in particolare sembra caduta in mano ad affaristi renziani, con probabili legami con il Mossad. Tutte ragioni che sconsigliano fortemente di averci a che fare, ora e nell’immediato futuro.

Gianpasquale Santomassimo, Facebook 27-1-25

COL CAPPELLO IN MANO

di Anna Maria Guideri


sovranisti, sovrani e sudditi

La vittoria di Trump ha spazzato via in un colpo solo i velleitari sovranismi nostrani e ha innalzato fino alle stelle i sovrani americani: Trump e Musk. Cosa resta della spocchia sovranista di Giorgia Meloni e della residuale dignità culturale e storica di un’italietta la cui leader si spella le mani per applaudire le cazzate di Trump con l’intento palese di propiziarsene i favori per ottenere sconti daziari e qualche briciola da raccogliere sotto il tavolo delle trattative internazionali? Siamo ancora sovranisti? Certo, ma non sovrani. Amiamo i sovrani altrui e ne siamo sudditi. Disposti a svendere la nostra – se pur malconcia – democrazia – ai più forti della terra, subendone le condizioni inaccettabili in termini di perdita dei diritti umani, dell’autonomia, della dignità. Tutto per avere qualche sconto con i saldi di fine stagione … democratica. E tutto si tiene, anche l’allineamento degli opinionisti progressisti di solito non allineati che, obtorto collo, fanno buon viso a cattiva sorte e valutano con prudenza, ma anche con malcelata speranza, grazie alle “grazie” di Donna Giorgia, la possibilità che il nostro paese possa far parte della rosa dei favoriti dalla benevolenza del grande tycoon. E se poi a rimetterci è l’Europa, come del resto è da sempre nei disegni di questa destra, che ce ne cale? La svendita dell’Europa godrà della copertura offerta dal sacrosanto diritto alla sopravvivenza. E’ la realpolitik, bellezza! Trump, ricordati di me, ricordati degli amici … In perfetto stile Guzzanti-Rutelli-Sordi, l’Italia rappresentata dalla Meloni si piega ai sovrani megagalattici e si appresta a fare il tappetino … nero!

Anna Maria Guideri, 23-01-2025

Dal D-Day al T-Day : USA • Europa • Italia

Dal nostro recente collaboratore ma amico di antica data riceviamo questa riflessione

Cerco un conforto dall’inizio di una giornata che vivo nello stato d’animo di chi sa di dover assistere a un evento ineluttabile – “oportet ut scandala eveniant” – dopo i 5 anni passati giorno per giorno nell’angosciosa attesa degli esiti delle irriducibili, devastanti iniziative di Trump : dalla sovversiva negazione dei risultati delle regolari elezioni del 2020, a quella del Covid, Capitol Hill, i processi, la gestione della campagna elettorale deviata da attentati e finanziamenti impropri, stravolta dalla manipolazione della comunicazione che ha sconvolto i social media devastando il confronto democratico (altro che Cambridge Analytcs!), la definitiva formazione di un blocco di oligarchi intorno ad un leader egocentrico (la caricatura della ‘corte’ della spaventosa caricatura di Versailles in Florida con una caricatura di re sole … che si tinge spudoratamente la faccia di rosso!), fino all’attesa delle modalità dell’inevitabile sconfitta della tradizione della democrazia americana, quella che abbiamo (o avevamo) conosciuto da Toqueville in poi.

Per il futuro l’aspetto più preoccupante è il ruolo che avranno gli oligarchi – l’allarme che anche Biden ha segnalato nel suo ultimo discorso – Musk per primo, e poi a seguire giorno dopo giorno tutti gli altri “magnifici sette” : Apple, Microsoft, Meta (Facebook), Amazon, Alphabet (Google), NVIDIA e Tesla. Rispetto alla Gilded Age descritta da Mark Twain lo scenario è ancor più preoccupante. La capitalizzazione di queste aziende nel 2024 ha superato i 10.000 miliardi di dollari che corrispondono a circa un terzo del Prodotto interno lordo degli USA, più della metà di quello della Cina, più del doppio di quello del Giappone o della Germania. Il sostegno di Musk a Trump a novembre gli è costato più di 250 milioni di dollari (compresa la ‘lotteria’ di un milione al giorno per ‘premiare’ gli elettori degli stati in biblico, denunciata dal procuratore di Philadelphia), in compenso dal giorno delle elezioni Tesla ha guadagnato 54 miliardi di dollari (sic!) e il rialzo della borsa con i miliardi di guadagni a vantaggio delle aziende leader high tech ha convinto anche gli altri tycoons ad affrettarsi nella corsa per salire sul carro del vincitore. Musk ha inaugurato con Trump una stagione di aggressioni verbali di  contro leader politici di paesi sovrani, il sostegno esplicito a forze politiche reazionarie e peggio, l’uso diretto del denaro a scopo di corruzione, l’influenza sulle scelte dell’opinione pubblica su scala planetaria con la sistematica censura dei fatti reali e la smisurata amplificazione sui social media delle falsificazioni ai danni della democrazia. Chi più chi meno gli altri neofiti si stanno attivando su questa linea. Che ne sarà della democrazia?

La cooptazione della Meloni nel cerchio magico dei MAGA mentre le democrazie europee vengono aggredite dal libero pensatore Musk (ora osteggiato dall’invidioso Bannon che pensa già alla rivincita), l’oggettiva debolezza dell’Europa e il disorientamento dell’opinione pubblica democratica con l’assenza di spinte per una reazione efficace, sono buone ragioni per essere molto preoccupati per il futuro del nostro paese, dell’Europa e del mondo. E’ una pena seguire giorno per giorno le vicende italiane e pensare alle potenzialità e a tutto quello che potremmo costruire in un clima diverso.

“Spes ultima dea”. …

Frankie the Flash 20-1-25

MOTTI DA LEGARE 39

di Anna Maria Guideri

1 – Musk, una vera mannaia dal cielo!
2 – Renzi: Il mio due per cento è decisivo per far vincere … l’avversario!
3 – Meloni: stare con i forti e far credere che lo si fa per aiutare i deboli.
4 – Campo largo? Riusciranno i 5 stelle a resistere al richiamo della protesta a tutti i costi?
5 – La destra: divisi dentro e uniti fuori. La sinistra: divisi dentro e divisi fuori
6 – Politichese: avere le parole per dirlo, ma non avere niente da dire.
7 – Meloni: ci vuole un carattere molto forte per sostenere un pensiero così debole.
8 – Se il modello dell’emancipazione femminile è Giorgia Meloni … aridatece l’angelo del focolareee!
9 – Quasi tutti i politici sanno guidare la macchina, ma pochi sanno guidare il paese.
10 – Consumismo 1: ricomprare quello che abbiamo perché ci si scorda di averlo e dimenticarlo di nuovo per poi ricomprarlo.
11 – Consumismo 2: soffitte piene e culle vuote.
12 – Uno degli aspetti più problematici del capitalismo è che l’essere umano è ridotto a merce … e costa molto meno!
13 – Perché molte donne, pur essendo più capaci degli uomini, accettano di essere trattate come se fossero inferiori? Perché non lo sanno di essere più capaci!
14 – Chi rende il male ridicolo fa più bene all’umanità di chi ne denuncia il pericolo.
15 – Il Natale, una vacanza dal male più apparente che reale.
16 – Alemanno arrestato: non provo vendetta, ma fede: Dio c’è!
17 – I numeri primi non sono soli perché diversi, ma perché fanno sentire diversi tutti gli altri numeri.
18 – La libertà è il valore supremo perché ogni scelta che danneggia l’altro è una sua negazione.
19 – La società è tenuta in piedi dal comune mentire.
20 – Il PD è un partito prevalentemente di anziani; questo rivaluta o svaluta l’anzianità?
21 – Sana competizione: non devo essere più bravo di te, devo essere più bravo di me.
22 – Il popolo italiano: una massa di individui pronti a litigare su tutto tranne che sul capo solo al comando.
23 – Il primo nato del 2025 è una femmina, questo apre il cuore alla speranza in un mondo migliore … purché non somigli alla Meloni!
24 – Quei sinceri democratici che hanno qualche propensione a considerare seriamente le ragioni dell’omofobia, osservino attentamente chi la sostiene e si chiariranno le idee.
25 – Il fatto che non sempre ci riesca stare dalla parte giusta non rende la parte giusta meno giusta.
26 – Le Ideologie degli opposti schieramenti. Destra: io sono in quanto HO. Sinistra: io sono in quanto ABBIAMO… più facile a dirsi che a farsi!
27 – Calenda fa del suo centro il centrino dell’universo.
28 – Circo mediatico: dimmi come non informi e ti dirò chi sei.
29 – Disertare le urne è desertificare il terreno della democrazia.

Anna Maria Guideri 14-01-2025

Maledetti compiti delle vacanze

TITOLO REDAZIONALE
FONTE Facebook Cinzia Zanfini 4-1-25

Avviso importante alle GC madri di figli maschi.
Cara GC* se la prof. di Lettere ha assegnato a tuo figlio come lettura per le vacanze di Natale “La scuola dei dittatori” di Ignazio Silone, non puoi venire a chiederlo il giorno 5 gennaio. Hai buone probabilità di non trovarlo. E non fare lo sguardo triste quando ti dico che l’unica copia che avevamo l’abbiamo venduta due ore prima, probabilmente a un compagno di classe di tuo figlio. Non iniziare a piangere se ti dico che, anche ordinandolo, tuo figlio non farà in tempo ad avere il libro e a leggerlo per il 7 gennaio. Ti dò uno spassionato consiglio. Non chiederti come puoi risolvere la faccenda, non inviare disperati messaggi whatsapp al tuo omissivo e svogliato figliolo, non prestarti alle sue assurde richieste di peregrinare da una libreria all’altra ma fai qualcosa che faccia star bene te. Fai shopping, vai a metterti le extension, vai a vedere un film che piace a te, chiama un’amica e incontratevi per un aperitivo. E la sera, quando torni a casa, dai a tuo figlio un sonoro nocchino e digli: – Questo è perché sei un pirla.-
GC = Gentile Cliente.

Cinzia Zelfini Nuovo #vitadalibraia