8 MARZO

FONTE Facebook Cinzia Zanfini Nuovo 8-3-25

Il primo che dice o scrive “Festa della donna” si prende una testata. Adesso ripetete con me:
Giornata internazionale della donna
Giornata internazionale della donna
Giornata internazionale della donna
Giornata internazionale della donna
Giornata internazionale della donna
#8marzo

Cinzia Zanfini Nuovo 8-3-25

Brain Storming all’UE

La “Teoria del Cavallo Morto”
FONTE Facebook Mario Tognocchi 4-3-25
TITOLO REDAZIONALE

Vertice euroatlantico a Londra

Si è tenuto a Londra il vertice di una quindicina di leader europei per affrontare il problema che la ritirata di Trump dalla guerra di Ucraina pone alla sicurezza europea.
Il timore è che la Russia possa invadere l’Europa, cosa assurda ma a quanto pare messa come postulato sul tavolo della discussione.
Quindi si è parlato di come continuare senza gli americani e tenere in vita un governo come quello di Zelensky già dato per spacciato in mondovisione dal nuovo sceriffo Donald Trump.
Il meeting ha ricalcato il modello del “Cavallo Morto”.

La Teoria del Cavallo Morto

La “Teoria del Cavallo Morto” è una metafora satirica che riflette come alcune persone, istituzioni o nazioni affrontino problemi evidenti che sono impossibili da risolvere, ma invece di accettare la realtà, si aggrappano a giustificarli.
L’idea centrale è chiara: se scopri che stai cavalcando un cavallo morto, la cosa più sensata è scendere e lasciarlo.
Tuttavia, nella pratica, spesso succede il contrario. Invece di abbandonare il cavallo morto, si prendono misure come:

• Acquista una nuova sella per il cavallo.
• Migliorare l’alimentazione del cavallo, anche se è morto.
• Cambiare il cavaliere invece di affrontare il vero problema.
• Licenziare il responsabile dei cavalli e assumere qualcuno nuovo, sperando in un risultato diverso.
• Organizzare incontri per discutere come aumentare la velocità del cavallo morto.
• Creare comitati o squadre di lavoro per analizzare il problema del cavallo morto da ogni angolazione. Questi comitati lavorano per mesi, compilano rapporti e alla fine concludono l’ovvio: il cavallo è morto.
• Giustificare gli sforzi confrontando il cavallo con altri cavalli morti simili, concludendo che il problema è stato una mancanza di allenamento.
• Proporre corsi di formazione per il cavallo, il che significa aumentare il budget.
• Ridefinire il concetto di “morto” per convincersi che il cavallo ha ancora delle possibilità.

Lezione imparata:
Questa teoria mette in evidenza come molte persone e organizzazioni preferiscano negare la realtà e sprecare tempo, risorse e sforzi in soluzioni inutili, piuttosto che accettare il problema fin dall’inizio e prendere decisioni più intelligenti ed efficaci.

Deduzione

Vedo la tempesta ma non vedo il cervello

Guerrieri d’Europa e sinistrati d’Italia

FONTE Facebook Marco Arturi 5-3-25
SERIE . OPINIONI E DISCUSSIONI
TITOLO REDAZIONALE
IMMAGINE. Antonio Scurati, foto scelta dall’autore del post

Stupenda la chiamata alle armi scritta da Scurati e pubblicata stamattina, ça va sans dire, dall’organo ufficiale del sinistratismo e del bellicismo italiani. Il capolavoro in questione si intitola “Dove sono ormai i guerrieri d’Europa?” e si basa su una tesi che, sintetizzando, è la seguente: dopo la seconda guerra mondiale noi europei siamo stati bravi a costruire un continente di pace e di solidarietà però siamo diventati degli imbelli (nel senso di inadatti alla guerra); è ora di ricordarci chi siamo stati da Maratona fino al Piave (testuale) e di riappropriarci di una volontà bellica. Del resto, chiude il sommo Scurati, la Resistenza antifascista ci ha insegnato proprio questo: che la guerra va ripudiata ma che a volte per costruire la pace bisogna combatterla.
Sipario, applausi.
Solo che, caro Scurati, cara Repubblica, cari sinistrati, cari compagni trasfigurati tutti:
1) Questo aggrapparsi alla Resistenza antifascista per giustificare la propria ansia belligerante non sta in piedi storicamente e soprattutto è profondamente disonesto. Perché sappiamo che la Resistenza è nata e ha combattuto in un paese nel quale, come dice la canzone che tanto vi piace, c’era l’invasor. Mentre nell’Italia di oggi non c’è nessun invasore salvo che in potenza e nelle vostre teste;
2) L’invasor sta in Ucraina, e nessuno vi proibisce di andare lì come le brigate internazionali in Spagna nel ’36. La verità è che sapete che combattere per quel pupazzo di Zelensky e fianco a fianco con i suoi amichetti del battaglione Nazov non è proprio la stessa cosa che arruolarsi nella colonna Buenaventura Durruti. E comunque di tutti questi cantori della guerra ne avessi visto uno e dico uno partire per il fronte;
3) La certezza che Putin si appresti a invadere l’Europa poteva trovare asilo solo, appunto, nelle vostre teste. Se vi foste dati il disturbo di leggere qualcosa di diverso da Repubblica sapreste che la Russia non ha alcun interesse strategico a mettere in atto un’operazione simile e soprattutto che, anche volendo, non ne avrebbe la possibilità. Questione di uomini, di mezzi e di molto altro. Questo chiaramente per quanto riguarda un’invasione: perché di testate nucleari da lanciare su tutto il continente ne ha eccome, e magari se continuiamo a provocare ci fa un pensierino;
4) Tirate in ballo la Costituzione ma dell’Articolo 11 vi siete completamente dimenticati. Mettetevi d’accordo con i vostri amici Giorgia e Matteo e abrogatelo, così la facciamo finita;
5) Scurati con un bel giochino di parole ci ricorda il fatto che dopo la guerra l’Europa ha dirottato le proprie risorse dal “warfare” al welfare e che sarebbe ora di ripensarci. Detto fatto, Von der Leyen ci ha già pensato 800 miliardi di volte. Ma nessuno – né Scurati, né la VdL né alcun sinistrato – ci spiega che fine abbia fatto quell’austerity che per anni è stata la stella polare di tutte le politiche comunitarie e nel nome della quale si sono compiuti massacri sociali devastanti. Ma come ve la spiegate questa, cari democratici europeisti? I vincoli di bilancio per le scuole e gli ospedali sì e per le bombe no? Ma davvero non vi sorge un dubbio riguardo ai vostri ragionamenti?
5 e infine) Di essere diventati imbelli dovremmo andare fieri; di essere diventati imbecilli un po’ meno. Perché che nessuno trovi da ridire sul fatto che Von der Leyen abbia deciso che lo stanziamento di 800 miliardi non verrà votato dal Parlamento europeo è, semplicemente, incredibile.
Perché egregi signori, è allucinante che non vi rendiate conto del fatto che da queste parti della democrazia che tanto amiamo (amate) sbandierare non c’è più traccia da un pezzo. Ma conosco la vostra risposta: di fronte a questioni di interesse superiore non c’è tempo per certi orpelli.
Più o meno la stessa che a suo tempo, e questo Scurati dovrebbe saperlo bene, uscì dalla bocca di Benito Mussolini e di ogni bravo fascista. Gente che di guerra, come voi, non vedeva l’ora.

Marco Arturi, Facebook 5-3-25

Sulle ali del piano

FONTE Facebook Caterina Betti 5-3-25
TITOLO REDAZIONALE

Illustrazioni ispirate a Luca Flores, musicista che torna e ritorna tra i miei ascolti e pensieri
Caterina Betti

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#lucaflores #jazzillustration #pianistajazz #pianosolo

NOTA

Luca Flores (Palermo, 20 ottobre 1956 – Montevarchi, 29 marzo 1995) è stato un pianista e compositore italiano. È considerato tra i più interessanti esponenti della scena jazzistica italiana
https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Flores

Guerra, Sanzioni, De-globalizzazione: Cosa viene prima?

Sintesi del saggio “War, Sanctions, Deglobalization: Which Comes First?/ Emiliano Brancaccio, Andrea Califano”
La traduzione del saggio è pubblicata sul sito 42rosso.it

L’articolo tradotto in italiano si può leggere sul sito 42rosso

Riassunto a cura degli autori

Sosteniamo che la guerra in Ucraina e lo strumento delle sanzioni dovrebbero essere inquadrati in una lunga tendenza – dalla globalizzazione e gli squilibri internazionali che essa genera, al successivo movimento di “de-globalizzazione” – che ha avuto un ruolo fondamentale nella preparazione della guerra. I protagonisti del conflitto sono più propriamente identificati con i due blocchi di stati le cui economie sono ancorate rispettivamente agli Stati Uniti o alla Cina, rispettivamente il principale debitore e il principale creditore del mondo. In questo contesto, la distinzione tra sanzioni e politiche protezionistiche è sempre più sfumata, mentre entrambe sono sempre più intrecciate con la politica di difesa.

Sintesi schematica del saggio

Introduzione

  • Contesto: Invasione russa in Ucraina segna un punto di svolta nel capitalismo mondiale.
  • Definizione di “friend-shoring”: Sviluppo di relazioni economiche tra paesi alleati, limitando interazioni con aggressori e regimi antagonisti al capitalismo liberale.
  • Tesi principale: La guerra in Ucraina non è l’inizio della de-globalizzazione, ma piuttosto la sua conclusione, radicata in fattori precedenti e le politiche di sanzioni sono parte di un processo consolidato.

Relazioni causali e leggi del moto del capitalismo

  • Prospettiva socio-storica: Necessità di integrare analisi comportamentale con strutture profonde del capitalismo.
  • Economia Politica Internazionale (IPE): Le relazioni internazionali sono più influenzate dall’economia che dalla sicurezza.
  • Obiettivo: Identificare tendenze storiche nel capitalismo e comprenderne le implicazioni nella guerra moderna.

Le sanzioni precedono la guerra

  • Evoluzione delle sanzioni: Utilizzate ampiamente da parte degli Stati Uniti e altri paesi ancor prima dell’invasione del 2022.
  • Classificazione delle sanzioni: Distinzione sempre più difficile tra sanzioni e politiche protezionistiche.
  • Riflesso dell’ineguaglianza: Le sanzioni sono parte di una strategia per affrontare le violazioni delle regole internazionali.

Protezionismo discriminatorio

  • Interconnessione di sanzioni e politica commerciale: Meccanismi protezionistici rinforzano e si mescolano alle sanzioni.
  • Legge di difesa della sicurezza nazionale: Normative che mescolano come la sicurezza economica e la politica commerciale non siano più separabili.
  • Esempi pratici: Misure contro la Cina e altri avversari strategici da parte degli USA.

Analisi della categoria “friend-shoring”

  • Origini precedenti all’invasione: L’approccio “friend-shoring” emerge da politiche già in atto legate a sanzioni e dazi.
  • Evidenza di continuità: Non è solo una risposta all’invasione russa, ma il risultato di misure politiche accumulate nel tempo.

Conclusione

  • Inversione dei ruoli mondiali: Tendenza crescente verso il protezionismo discriminatorio nei paesi occidentali in contrasto con la promozione del libero scambio da parte della Cina.
  • Squilibri e conseguenze: Le politiche economiche scarsamente resistenti portano a conflitti e alla guerra moderna.
  • Critica alla visione prevalente: Necessità di riconoscere che le sanzioni e il protezionismo sono stati precursori e che la guerra rappresenta un’espressione complessa di dinamiche storiche pre-esistenti.

Nota finale

Il saggio sottolinea che il conflitto in Ucraina deve essere interpretato come frutto di una lunga serie di eventi storici e dinamiche di potere nel capitalismo globale, non solo come un’esplosione improvvisa causata dall’invasione russa.

Leggi l’articolo tradotto in italiano QUI

Il circuito della moneta di Augusto Graziani

Sintesi del saggio:
La concezione del processo economico di un economista dissenziente: il ‘circuito monetario’ di Augusto Graziani / di Francesco Farina*
FONTE Graziani BLOG
Articolo pubblicato su Sinistrainrete
https://www.sinistrainrete.info/teoria-economica/29989-francesco-farina-la-concezione-del-processo-economico-di-un-economista-dissenziente-il-circuito-monetario-di-augusto-graziani.html

Il testo originale di Francesco Farina può essere letto al LINK


Titolo:
La concezione del processo economico di un economista dissenziente: il circuito monetario di Augusto Graziani / Francesco Farina


1. Contesto e obiettivi

  • Economista dissenziente:
    • Augusto Graziani, figura di spicco nell’economia eterodossa, propone una visione alternativa rispetto al pensiero neoclassico.
  • Obiettivo del saggio:
    • Analizzare e spiegare il “circuito monetario” come chiave di volta per comprendere il processo economico.

2. Il concetto di circuito monetario

  • Processo dinamico:
    • Il denaro viene creato, distribuito e successivamente estinto attraverso il sistema creditizio.
  • Ruolo delle banche:
    • Le istituzioni finanziarie non sono meri intermediari, ma attori attivi nella generazione del denaro e nel finanziamento della produzione.
  • Flusso del denaro:
    • Descrizione del percorso: dalla creazione del credito, all’investimento produttivo, fino al rimborso dei prestiti.
  • Differenza dalla visione tradizionale:
    • Contrapposizione all’idea della neutralità del denaro; qui il denaro è al centro dell’intero processo economico.

3. Implicazioni teoriche e metodologiche

  • Critica al modello neoclassico:
    • Graziani evidenzia i limiti dell’approccio standard che trascura il ruolo del credito e della finanza.
  • Approccio storico-istituzionale:
    • Analisi che integra elementi storici e istituzionali per spiegare le dinamiche economiche.
  • Centralità del credito:
    • Il credito come motore del processo produttivo, elemento essenziale per comprendere le crisi e le trasformazioni economiche.

4. Conclusioni e rilevanza

  • Rilettura del processo economico:
    • Il circuito monetario offre una chiave interpretativa per affrontare le dinamiche del capitalismo moderno.
  • Applicazioni pratiche:
    • Comprendere il meccanismo del circuito aiuta a spiegare fenomeni come crisi finanziarie, espansione del debito e centralizzazione del capitale.
  • Contributo alla critica del sistema dominante:
    • La teoria di Graziani sottolinea l’importanza di un’analisi che superi le limitazioni degli approcci tradizionali e riconosca il ruolo attivo delle istituzioni finanziarie.

Questa sintesi schematica riassume i punti chiave del saggio, evidenziando come il circuito monetario di Graziani proponga una visione alternativa e critica del processo economico, mettendo in luce l’importanza del credito, del ruolo delle banche e della dinamica non neutrale del denaro nel funzionamento del capitalismo.

BASTA CAZZATE

TITOLO REDAZIONALE
FONTE Facebook Alba Parziale (Anika la Zingara) 24-2-25

DI BUCHA E VARI MISFATTI ANOCRATICI

A distanza di tre anni si tirano le somme. E io li vorrei incontrare uno a uno quegli illuminati che ci hanno raccontato cazzate per tre anni. E non solo. Diciamo che ci hanno raccontato cazzate per vent’anni.
Qualche giorno fa ho scritto che la seconda cosa che mi spaventa, oltre agli stupidi, sono i sostenitori silenti degli stupidi. Coloro che gli stanno a fianco e sopportano la stupidaggine fingendo di non rendersene conto. Infatti la situazione che viviamo a livello mondiale è ancora più grave perché sono proprio quelli che hanno finto di non rendersene conto che hanno fatto ancora più danno. Ma passano impuniti, continuano a restare attaccati ai loro ruoli, alle loro sedie, ai loro posti di comando. E nessuno gli fa presente che sono dei cialtroni e che dovrebbero solo nascondersi per dignità. Tanta gente ha creduto alle loro narrazioni e non ha osato dire niente contro, esattamente come si faceva nel Medioevo quando si bruciavano streghe e scienziati. Se non usavi la formulina che era diventata la password per avere il diritto di aprire bocca, ossia: “Premesso che esiste un invaso e un invasore”, non potevi fiatare. Se ti sorgeva qualche dubbio rispetto al comportamento di Zelensky, rispetto agli atteggiamenti tipici di chi si è pippato un sacco di cemento, venivi messo alla gogna. Se analizzavi le cose per quelle che erano e non guardavi sul grande schermo la bella favola animata in stile Walt Disney, ti demolivano come persona, andando financo a cercare quante volte al giorno prendevi il caffè o che tipo di analgesici usavi. Hanno demolito gente come il Prof. Alessandro Orsini, hanno fatto fuori mediaticamente tutti coloro che cercavano di risvegliare nella gente il senso del ragionamento. C’erano le varie esperte internazionali, donnette quaquaraqua, che sciorinavano le loro teorie sedute negli studi TV, quando il loro livello era da roba da Grande Fratello. Ecco, oggi vorrei tanto incontrarle, quelle signore là, insieme ai loro cavalieri da salotto televisivo che le sostenevano, per confrontarmi seriamente. E non lo dico per il fatto che Trump abbia fatto delle scelte, le scelte le ha fatte un establishment che è dovuto correre ai ripari pena una figura di merda storica ancora più clamorosa. Perché Trump ha governato prima di Biden e se c’era il programma di asserragliare la Russia, pure lui lo sapeva e lo ha spinto. Che poi si sia accorto che affrontare la Russia con l’Ucraina sarebbe stato un film per davvero, è un altro discorso. Io non riesco a togliermi ancora dalla mente quella gente che, in Afghanistan, si attaccava ai carrelli degli aerei per cercare una via di fuga quando l’Occidente democratico li ha abbandonati là, in un posto dove davvero ancora si bruciano streghe e scienziati. Forse qualche calcolo è stato sbagliato, dall’establishment, ovvero che da una crisi (quando si tratta di economia ormai non produttiva ma finanziaria) non è sempre detto che si riesca ad uscire con una guerra, perché entra in gioco la variante della tecnologia, che fotte tutti a prescindere, quella tecnologia consente a due ragazzetti chiusi in un garage, di sbeffeggiare il segnale di un radar. Forse qualcuno ha fatto male i conti e si è salvato soltanto perché, dall’altro lato, quello dei fruitori dei messaggi buttati a caso, non c’era né l’interesse, né la capacità di capire. Neanche con l’arrivo di bollette che costano più delle rate di un mutuo. Perché… che vuoi, ci hanno sempre raccontato che siamo colpevoli di avere un frigorifero perché in Africa, per i nostri frigoriferi, muoiono di fame. Come se in Africa conservassero i cibi senza refrigerazione! E comunque la responsabilità per la nostra sfacciataggine occidentale ce la dobbiamo prendere, senza pietà alcuna. In fin dei conti siamo noi che abbiamo sempre chiuso gli occhi davanti alle balle clamorose che abbiamo assorbito e alle quali non abbiamo potuto replicare con cognizione perché la cognizione ce la siamo dimenticata in un Outlet per seguire l’Outfit visto nella fashion week e fare il check in per il boarding per il weekend, con il friendly briefing per il brunch in un resort con beauty farm per il wellness, con ticket per il filler in discount e un hair coiffeur per farci anche il make up con il nail polish che ha il suo trend, perché lo abbiamo visto in Temptation Island. Poi, per stare dietro a tutte queste minchiate ci siamo dimenticati di imparare l’inglese o qualsiasi altra lingua per seguire le informazioni vere su canali TV che non ci ficchino in testa questi concetti da deficienti. E qui, se i vari lacché dell’informazione ci hanno venduto fischi per fiaschi, dobbiamo ammettere che la colpa è nostra. Solo nostra, che in quel resort con gli outlet per l’outfit, mentre facevamo il boarding per il weekend per fare il friendly briefing, per il brunch nella piscina della beauty farm, ci abbiamo affogato il brain. Ossia ci abbiamo affogato il cervello.
E abbiamo creduto di saltare in aria per la centrale nucleare di Zaporizhzhia tanto da dare credito a Zaia che ci spiegava come affrontare l’esplosione buttandoci pancia a terra durante le onde d’urto e come tenere la pasticchina di iodio sul comò. E siccome in aria non ci siamo saltati perché la centrale è stata messa sotto controllo dai russi perché gli ucraini ci avrebbero fatto una sorpresa come hanno fatto dello stabilimento di Azov a Mariupol (mi pare sia stato distrutto, no?), e siccome non sono scoppiate seimila testate nucleari in 72 ore come prevedeva quella anocrazia di Dombrovskis i suoi “friendly dogs” che nelle targhette del collare rispondevano ai nomi di Ursula Von Leyen, Emmanuel Macron, Mario Draghi (ora naturalizzato Giorgia Meloni), Olaf Scholz, Andrzej Sebastian Duda e altri che hanno solo il nuovo collare con il GPS perché i loro nomi non li ricorderà neanche la loro zia zitella, ci hanno fatto dimenticare tutto. Ci hanno fatto dimenticare il Parkinson di Putin, il tumore alla tiroide, le mitragliatrici del 1940, le bombe russe dell’ottocento, i carri armati della seconda guerra mondiale, e non sanno come spiegarci il funzionamento di un missile ipersonico, che se lo sognano pure. Se dovessimo sommare tutte le cazzate che ci hanno raccontato negli ultimi tre anni, se dovessimo veramente analizzare ogni singola bufala che ci hanno raccontato, questi personaggi dovrebbero vergognarsi non solo della loro miseria umana, ma proprio di esistere. Hanno lasciato distruggere il gasdotto Nordstream, hanno lasciato morire centinaia di migliaia di persone creando scompiglio per le foto dei gattini che fuggivano dalla guerra, hanno creato caos, ignoranza più di quella che già c’era, hanno distrutto i valori per i quali era stata fondata l’Unione Europea, ossia la pace e la giustizia. Si sono ridotti a essere davvero ridicoli. E l’ottanta per cento degli italiani che fa? Continua a credere alle manfrine di chi, oggi, si para il culo dicendo: “Ma noi eravamo contrari all’invio di armi!”. Eccerto! E vorrei vedere, se nasci come pacifista non puoi essere favorevole a massacrare centinaia di migliaia di cristiani. Il punto però non è quello di essere favorevoli o no all’invio di armi e pulirsi il culo così. Perché sono stati contrari all’invio di materiale bellico, ma le armi vere, quelle del sistema mediatico, quelle per rincoglionire i più, le hanno usate eccome. Anche loro. Anche loro. E ce lo dovremmo ricordare tutti.
Io ho i pop corn pronti, sto aspettando di vedere quando sarà tolto il segreto dei fatti di Bucha. Che me lo ricordo bene quel post dell’Ansa che, anche se per pochi minuti, pubblicò le foto dei manichini e poi li rimosse immeditatamente perché era evidente che li avevano presi nell’Outlet con un new outfit (collezione ucraina primavera estate), in un meeting durante un brain briefing, con il new style di una community di desert brain storm.
Ma, non mi stancherò mai ripeterlo: “La seconda cosa fastidiosa dopo gli stupidi, sono i sostenitori degli stupidi. Coloro che gli stanno a fianco e sopportano la stupidaggine, fingendo di non rendersene conto”. Poi, vero è che per gli stupidi veri non c’è rimedio.

MOTTI DA LEGARE 40

di Anna Maria Guideri

1 – Mattarella ha commesso un errore storico, gettiamolo via!? Siamo proprio sicuri di voler costruire cattedrali di verità storiche nel deserto della democrazia?
2 – Parabola politica. PCI: falce e martello. FI: macho e bordello. FDI: fascio e randello.
3 – Meloni ha il vanto in poppa.
4 –
Musk è un genio incompreso: menomale! Trump  è un criminale incompreso: purtroppo!
5 – Trump e succedanei: la legge del potere contro il potere della legge.
6 – Salvini: Il terrore e la violenza islamica non sono Europa … Invece quella putiniana, israeliana, trumpiana, lo sono!
7 – Meloni; Andiamo dritti verso l’altro (Trump) e verso l’oltre: (l’Albania).
8 – Meloni: Forza, ce la stiamo facendo … ADDOSSO!
9 – Difficile dilemma. È meglio montarsi la testa non avendone motivo, come la Meloni, o è meglio montarsela avendone motivo, come Musk?
10 – Trump ricchissimo, è stato eletto anche dai poveri, perché? Perché i poveri amano la ricchezza più della giustizia sociale.
11 – Perché tanta gente vota per i politici mediocri? Perché quando è buio le candele brillano.
12  Crisi del sistema sanitario: Da qui all’infermità.
13 – Un tempo Meloni era più idealista, si ispirava a Borsellino, ora si è indurita … No,  ora ha finalmente trovato sé stessa!
14 – Quanta aggressività ci vuole alla Meloni per convincere  sé stessa, prima degli altri, che le sue cazzate sono vere?
15 – Più si protesta sui social, meno si protesta nelle piazze.
16 – Il problema della satira non è la sua cattiveria, ma la cattiveria dei suoi bersagli.
17 – Se l’intelligenza universale ha prodotto Trump e Salvini, com’è possibile che l’intelligenza artificiale possa fare di peggio?
18 – La sinistra moderata non spaventa più il ceto medio colto. “Se d’impoverire , passata è la paura,  votiamo la sinistra e facciam bella figura!”
19 – Non siamo più nuovi per realizzare il nuovo, ma non abbastanza vecchi per non desiderarlo.
20 – Giornalismo d’assalto: dallo scopo allo scoop.
21 – Chi sono i buoni? I buoni sono i cattivi che si battono contro gli altri  cattivi.
22 – Se il grande male – Trump – produce il grande bene – la pace – che dire? Meglio perire!
23 – Se la pace la fanno coloro che non hanno principi –  per i loro interessi – quando per gli interessi gli converrà fare la guerra, la faranno.
24 – Coerenza difficile. Meloni è contro Putin, ma sta con Trump che sta con Putin. Meloni sta con Zelensky che è contro Putin, ma vuole stare con Trump che sta con Putin …che fa? O molla Zelensky o molla Trump o si suicida. La terza via è la più dignitosa.
25 – Paradossi: Se Trump realizzerà la pace fra la Russia e l’Ucraina cosa si può desiderare di più? La guerra!
26 – Trump: se la politica fallisce, l’antipolitica si prende la rivincita
27 – Trump è riuscito a negoziare con Putin; Biden non c’è riuscito … Ma quale negoziato? Gli ha dato ragione su tutto!
28 – Il fascismo può tornare? Niente paura, c’è il governo Meloni!
29 – Dalle stalle alle stelle. Come può Benigni che è venuto su dal nulla e ha conquistato tutto sputare nel piatto di chi gli ha fatto conquistare tutto sollevandolo dal nulla?
30 – La destra si batte per la libertà … di negare la libertà altrui.
31 – Meloni è forte, ispira sicurezza … È la sicurezza che il fascismo ti dà.

Anna Maria Guideri 20-02-2025

Pace No guerra

Fonte Facebook Enrico Rossi 19-2-25
Titolo redazionale

Buongiorno.
L’incontro in Arabia Saudita tra russi e americani ha posto le basi non solo per una trattativa sull’Ucraina ma anche per un accordo più generale sui rapporti economici tra i due paesi.
L’Europa, come abbiamo già scritto, è caduta in una trappola. Lo rivela anche l’intervento di Draghi a Bruxelles, tanto lucido nell’analisi del nuovo quadro internazionale, quanto sbagliato nel continuare a proporre vecchie ricette liberiste e politiche per spese militari, dimenticando oltretutto le responsabilità personali in quel bellicismo europeo che è all’origine della attuale crisi dell’Unione.
Per rientrare in gioco da parte dell’Europa non basta certo persistere nella retorica del sostegno a Kiev, con qualunque mezzo, come propone Bruxelles e Parigi.
Ancor meno vale, francamente, il richiamo alla NATO, alla fedeltà atlantica, in momento in cui l’offensiva anti europea viene condotta in primo luogo dall’alleato americano.
L’Europa ha ragione quando rivendica una pace giusta. Per essa, in verità si sarebbe dovuta impegnare in passato, con proposte ed iniziative.
L’occasione, come scrivemmo, si era presentata già pochi mesi dopo l’inizio della guerra con il fallimento dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Si preferì invece seguire pedissequamente Biden e addirittura andare oltre, superarlo sulla linea sciagurata del conflitto fino alla “vittoria finale”.
È stato un errore madornale di cui l’Europa ha pagato le conseguenze in termini economici e che è all’origine dell’isolamento e dell’irrilevanza umiliante che sta oggi vivendo.
“Fate qualcosa vi prego” chiede pateticamente Draghi nel suo intervento al parlamento europeo.
C’è una sola cosa che si dovrebbe fare.
Capire che i tempi sono cambiati e avanzare una proposta di pace, premendo su Zelensky e sviluppando una propria diplomazia europea verso le grandi potenze mondiali, Stati Uniti e Russia, senza dimenticare la Cina che non può essere certo esclusa dal tavolo delle trattative.
A Meloni che si schiera con Trump non si può contrapporre la difesa di questa Europa, debole, divisa e bellicista, pronta a sacrificare ancora una volta il welfare per sostenere una inutile corsa alle armi.
Il PD, a mio avviso, deve capire che l’Europa per la quale merita battersi è diversa da quella attuale, ed è una forza che opera per la pace, per la giustizia sociale per i diritti e per un ambiente sostenibile.
Altrimenti l’offensiva dell’estrema destra crescerà ancora e si rafforzerà nei diversi paesi, in Germania, in Francia, purtroppo consolidandosi anche dove ha già vinto.

Commenti
Adolfo Guadagni
Benvenuto anche lei fra i “putiniani”. È l’accusa vergognosa contro chi, sin dall’inizio della guerra, ha invocato ciò che dice. Parole nel deserto. Purtroppo il PD non andrà nella direzione che auspica anzi, ancora una volta si impegnerà a fare concorrenza alla destra nel modo sbagliato.

PAROLE, PAROLE, PAROLE …

di Anna Maria Guideri


(Parole uguali per idee disuguali)

A prima vista, anzi, a primo audience, si ha l’impressione che l’uso molto disinvolto e generico del linguaggio da parte delle varie forze politiche, non aiuti a comprendere di cosa veramente si parli, cioè, che cosa intendono i vari schieramenti quando discettano di democrazia, popolo, Stato, diritti, giustizia, libertà e quant’altro. Il qualunquismo del sono tutti uguali può dipendere anche dal ricorso frequente e sciatto a termini usati comunemente e indifferentemente per dire tutto e il suo contrario. Basta usare un lessico democratico per dirsi democratici? Tutti amano il popolo, la libertà, la giustizia, lo Stato … quindi tutti sono democratici … fino a prova contraria! Non sarà un gran problema se una volta si vota a sinistra e la volta dopo si vota a destra: nella casa della democrazia si può! Eppure, nonostante il lessico a reti unificate, il conflitto fra le parti si acuisce sempre più fino a diventare insanabile. Vediamo di capirci qualcosa. Parole uguali e idee disuguali? Pare proprio di sì. Le parole servono per capire o per confondere? Si usano in senso democratico o le si carica di un significato altro funzionale ai propri interessi di potere? Insomma, le parole che suonano bene, sono anche usate bene? Esprimono veramente la volontà di realizzare il bene del popolo rispettandone i diritti? Ad esempio il termine democrazia è un vasto campo semantico esposto a varie incursioni e saccheggi a seconda che la s’intenda in senso diretto o rappresentativo. Nonostante che la nostra democrazia sia, a tutti gli effetti, rappresentativa secondo il dettato costituzionale – divisione dei poteri, sovranità del Parlamento – il governo attuale di estrema destra mira a ridurre al minimo i rapporti con la stampa e con il Parlamento rivolgendosi direttamente al popolo attraverso i social. Questo contro il dettato costituzionale. Il governo, identificandosi totalmente nel popolo che ha eletto la propria coalizione e non nel Parlamento che rappresenta anche la minoranza, considera questo come un ostacolo da abbattere e non come un organo legittimato dal voto popolare a deliberare.
La parte che si oppone è vissuta come “illegittima” perché non avendo vinto non rappresenta il popolo. Il popolo è solo quello che ha vinto le elezioni, il loro popolo. Si scambia la parte per il tutto e ci si comporta come se si fosse investiti di pieni poteri. È la legge del potere, non il potere della legge. Ecco come la parola democrazia e il concetto di popolo possono essere democraticamente travisati e spacciati per il loro opposto. La destra usurpa il nome della democrazia per remarle contro e si avvale della vittoria elettorale per attribuire a tutto il popolo, anche a quello che non l’ha votata, le proprie intenzioni. Se non basta avere ragione per vincere , chi vince, secondo la destra populista, ha sempre ragione. E così, censurare, depotenziare la magistratura, manganellare chi protesta, deportare i migranti, contravvenire alle disposizioni della Commissione Internazionale Penale liberando un assassino, trafficante e stupratore di bambini … in nome del popolo, si può! Paradossalmente, una volta che il popolo si è democraticamente espresso … oplà … la democrazia svanisce ed appare la democratura.. Che fare, allora? Testardamente, pazientemente, frequentemente torniamo alla Costituzione. I principi in essa contenuti non si prestano facilmente ad essere rivisitati e stravolti. Il popolo, lo Stato, il potere, la patria, la famiglia, la libertà, il lavoro, la giustizia … dall’alto della nostra carta costituzionale ci parlano di democrazia in modo chiarissimo. E allora come è possibile spacciare per difesa del proprio Stato e della propria cultura, la discriminazione delle minoranze quando l’art. 3 le considera per dignità, pari alle maggioranze? La crescita numerica di soggetti ritenuti diversi per etnia, religione, orientamento sessuale, non indebolisce, anzi, rafforza il valore dell’uguaglianza. È la differenza che dà vita al principio di uguaglianza: più differenze ci sono, più l’uguaglianza è d’obbligo. Ce lo dice la Costituzione e, se l’ascoltiamo, la nostra coscienza.

Anna Maria Guideri 12-02-2025