Miti e leggende da sfatare: la maggioranza (amg)

E’ dato per scontato che non si possa parlare di democrazia senza rispettare le decisioni della maggioranza, ma non è altrettanto scontato che tutte le maggioranze prendano decisioni democratiche. Nella generale – e spesso strumentale – semplificazione in atto, la maggioranza viene sventolata come vessillo della democrazia: una scusa buona per tutte le occasioni e per farsi, anche a torto, tutte le ragioni. Si tappa così la bocca a chi dissente, forti di una superiorità numerica che conferisce non solo il vantaggio della vittoria, ma anche quello di possedere la verità. E questo è in netta contraddizione con il concetto di quella democrazia che la maggioranza crede di incarnare. E’ usata come un passepartout per tutte le controversie: la carta vincente per sostenere argomenti perdenti. Ma la maggioranza non abita da sola, convive, non proprio pacificamente, ma inevitabilmente, con la minoranza. L’una non esiste senza l’altra: vivono e muoiono insieme. Entrambe possono affermare, a buon diritto, di appartenere al sistema democratico – anche se con un peso decisionale diverso – per un fatto di numeri, ma non di contenuti. La disponibilità superiore dei voti attiene alla maggioranza, le decisioni che per mezzo dei voti vengono prese, attengono alla democrazia. La quale è più riconoscibile dalla qualità dei provvedimenti che vengono votati che dalla quantità di voti che essi ricevono. Eppure, nella situazione socio-politica confusa che stiamo vivendo non sembra che queste idee siano ben percepite dalla maggioranza sia dei cittadini comuni che dei politici. La maggioranza è vissuta come una specie di elisir di eterna giovinezza della democrazia, tanto che si fa di tutto per mantenerla in forma ricorrendo ai restyling più all’avanguardia assemblando pezzi così male assortiti da dare vita, come nell’attuale maggioranza parlamentare, ad un vero e proprio ircocervo, ad un oggetto non meglio identificato che viene chiamato democrazia. L’importante è fare numero, poi, con chi e per che cosa, è secondario. Siamo nel caos? Nella stagnazione? C’è tutto e il suo contrario …? E’ la maggioranza, bellezza! E se così vuole la maggioranza, così vuole la democrazia! Questo è l’equivoco che induce coloro che dispongono della maggioranza dei voti a spacciare per democrazia tutte le cazzate che votano e tutte le buone leggi che non votano. La democrazia e la maggioranza non vanno confuse. La democrazia non può fare a meno della maggioranza, ma purtroppo la maggioranza può fare a meno della democrazia varando provvedimenti contrari allo spirito democratico. Così, paradossalmente, capita che le varie maggioranze, in virtù del potere decisionale conferitogli dalla democrazia, adottino provvedimenti poco democratici o non rimuovano, come recita l’articolo 3 della nostra Costituzione, gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini … Come quelli contro i migranti, contro la parità di genere, contro lo ius scholae, contro le coppie omosessuali, contro il trattamento di fine vita … Se il criterio di maggioranza è considerato un valore in sé tanto da oscurare il merito su cui si deve pronunciare, prevarrà la ragione della forza sulla forza della ragione con tanti saluti alla democrazia! Sembra strano, ma la democrazia ha il suo punto debole proprio nei suoi punti di forza: i valori. Il suo germe autodistruttivo nasce dall’elevatezza dei suoi ideali, dal riconoscimento dei diritti umani. Le sue regole garantiste le si possono ritorcere contro per eccesso di zelo,. Come nel caso dell’Assemblea delle Nazioni Unite dove vige il criterio del voto unanime che di fatto blocca spesso decisioni importantissime. Di democrazia si può morire? Forse sì, verrebbe da dire, sia per eccesso di zelo come nel caso dell’ONU, sia per averla fraintesa credendo che basti prendere qualche voto in più per definirsi democratici e avere ragione. Di democrazia si può morire? Noi no; è la democrazia che muore per mano nostra, cosa che succederà con il futuro governo italiano se vincerà – democraticamente – la destra di Meloni e Salvini.

Anna Maria Guideri, 16-07-2022

Memorie e pensieri di una prigioniera involontaria

di Rosella Di Bella

Andiamo a comprar qualcosa a Montespertoli, poi si passa a Gigliola per vedere se manca qualcosa in casa…. Mi dice Enrico.
Ma non si dorme lì, dico io, semmai ci torniamo domani o domenica.
Cielo buio, luci accese, freddino ed umido, Siamo ritornati a Firenze, in viale Belfiore, poco prima di cena. Al telegiornale la notizia del DMPC “io resto a casa”.
Saremmo rimasti in casa, o quasi, per i successivi due mesi.
Non avremmo visto nostra figlia, i nostri nipoti, piume delle nostre piume, per due mesi. Né i tanti amici, i parenti, le sodali della FIDAPA, i volontari dell’Unicef.
A conti fatti non avremmo visto neppure il pescivendolo o il fornaio, lattaio, vinaio o il farmacista e il medico di piazza San Jacopino.
Un sistema blindato di ordini on line e consegne a domicilio ci ha risparmiato quelle passeggiatine. Ci rimaneva il tour per conferire i rifiuti (si dice così) e la gita fuori porta dal giornalaio di viale Belfiore. Sempre rigorosamente mascherati, e con occhiali da sole. Si, perché il tempo si era fatto bello.
E poi, come sono stati i lunghi giorni di immobilità forzata?
Se c’è una cosa che ho imparato è che, in genere, ci si abitua a tutto. Dopo un po’ l’aria non puzza più, l’oscurità sembra chiarore, l’immobilità sembra riposo. Ma, fortunatamente, la nostra aria di casa è sempre stata fresca
Come sono stati questi giorni…?
Non credo ci possa essere una risposta uguale per tutti, né io voglio dare una risposta universale. La mia risposta riguarda me stessa.
In questo periodo i rapporti tra persone che condividono gli stessi spazi sono stati sottoposti ad uno stress test: se erano già solidi si sono ulteriormente rafforzati, se scricchiolavano non hanno retto.
Ci siamo appoggiati l’una all’altro, ed abbiamo scoperto che ci si può organizzare, scandire le giornate con gli impegni quotidiani e con quelli professionali, con le
scadenze amministrative, i contatti sociali, anche a distanza, il tempo per l’aggiornamento, letture, riposo ed esercizio fisico
Abbiamo scoperto che molte cose che sembravano indispensabili sono risultate superflue: non rimpiangerò né l’happy hour, né il black Friday. Anche il settimanale incontro con il parrucchiere è risultato superfluo. Anzi, ho preso una decisione che mi ha reso libera: adesso i miei capelli sono d’argento, e mi piaccio lo stesso
Abbiamo scoperto che molte cose, che sembravano strumenti superflui, sono state invece utilissime: Le piattaforme per le conferenze a distanza, che hanno permesso di partecipare alle assemblee UNICEF, scambiare opinioni, essere aggiornate, vedere facce amiche, le video chiamate con i familiari, che hanno lenito la nostalgia di vedere le persone amate, anche se non hanno sopito la voglia di toccarle ed abbracciarle.
I teatri, i musei, le biblioteche, i luoghi di cultura ci sono mancati.
Anche i non troppo amati turisti ci mancano ora. Non quelli stralunati gruppi che non sembra sappiano dove sono; ma quelli che guardano ammirati i monumenti, che accarezzano le pietre, che conoscono la storia delle città che visitano, ecco, quelli ci mancano.
Abbiamo scoperto anche i punti deboli ed i punti di forza di molte delle nostre strutture: anche le più importanti come la scuola; dove i punti di forza si identificano con le capacità del corpo docente e con l’utilizzo intelligente delle risorse tecnologiche, che hanno permesso di riparare alla mancanza fisica degli studenti, ed i punti di debolezza nelle carenze strutturali degli edifici scolastici, nelle aulette dove
si ammucchiano anche trenta alunni, e soprattutto nelle improvvisate soluzioni di adeguamento per l’immediato futuro, che si sentono ventilare. Mi piacerebbe che molti dei soldi che sembra arrivino da un Europa finalmente non più sorda, fossero spesi per nuove, moderne e funzionali scuole per i nostri ragazzi.
In questo periodo si è anche dovuto toccar con mano che chi ha di più è stato, e sta, meglio di quelli che questo di più non l’hanno. Chi ha più denaro, chi ha la casa più grande, chi ha un bel giardino, chi ha più salute, ma soprattutto chi ha una
famiglia più solida, chi ha una cerchia di amici più intimi, chi ha qualcuno che l’aiuti
La regola del di più non vale per chi ha più anni, ma anche in questa fascia la distinzione tra più e meno è forte.
Si dice che il Covid 19 lascerà un segno indelebile, e cambierà la vita nel mondo.
Il mondo è cambiato tante volte; anzi tante volte è cambiata la vita dell’umanità. Tutte le volte un nuovo sistema ha preso il posto del vecchio. Molte, troppe volte quelli che han tratto vantaggio da questi cambiamenti sono stati infinitamente di meno di quelli che hanno perso. Vediamo di cambiare strada.

Rosella Di Bella, venerdì, 10 marzo 2020.

Già nel Novembre ’19 erano comparse in Cina “polmoniti anomale, che poi sarebbero state attribuite alla Sars, cov. 19. Il 30 Gennaio 2020 l’OMS dichiarava lo stato di emergenza. Meno di un mese e siamo a Codogno. Ai primi di marzo il DPCM “tutti a casa”. Ora, dopo due anni e mezzo, ci siamo abituati: mascherine, gel sanificante, vaccino 1, 2, 3, n; si va avanti con una certa disinvoltura. Ma a Marzo del ’20 non era così. Come abbiamo vissuto quel periodo? Pubblichiamo una prima testimonianza. Forse ne potremmo avere altre.

SENZA FINE (amg)

(Il tormentone del politicamente corretto)

Ritorno, dopo un po’ di tempo, sul luogo del delitto, quello del dibattito sul politicamente corretto che il dramma epocale della guerra avrebbe dovuto fortemente ridimensionare, ma che invece sta mostrando una insospettata vitalità forse degna di migliori occasioni. Già la definizione che Putin ha dato della sua feroce aggressione allo stato ucraino – operazione speciale – non osando pronunciare la parola guerra, ma osando invece infliggerla mietendo vittime innocenti fra la popolazione civile inerme, ripropone il tema annoso del linguaggio verbale e del suo ambivalente potere di informare o di manipolare i fatti a seconda di come, perché e da chi venga usato. La polemica esplosa fra le opposte fazioni dei cosiddetti pacifisti e guerrafondai – l’una contraria, l’altra favorevole all’invio delle armi all’Ucraina – ha riproposto, insieme al dilemma della scelta politica più opportuna da fare, il tema di come definire correttamente i sostenitori delle rispettive correnti di pensiero. Putiniani o antiputiniani?, Pacifisti o guerrafondai? E gli ucraini che non si arrendono, resistenti o combattenti non paragonabili ai nostri mai troppo rimpianti partigiani? Non mi interessa inoltrarmi in sottili disquisizioni, più degne dell’Accademia della Crusca che del conflitto armato in atto, ma di quanto questo approccio alla situazione serva più a confonderla che a chiarirla e quanto riveli l’inadeguatezza umana e culturale di chi se ne fa portavoce. Di quanto la radicalizzazione dello scontro verbale nei vari talk show costituisca una vera arma di distrazione di massa de-viando l’attenzione dei cittadini dalla guerra vera alla guerra finta, dalla guerra delle armi alla guerra delle parole, dal sangue alla salsa di pomodoro delle fiction. Inavvertitamente, le grandi calamità che da sempre hanno funestato il genere umano, grazie al magico potere della tecnologia digitale e della manipolazione verbale, non sono più quelle di una volta. Si trasformano prodigiosamente da mostri che erano, in topolini quasi inoffensivi dei quali si può parlare tranquillamente stando seduti sul divano davanti alla TV . Il reale e il virtuale vengono percepiti confusamente e assorbiti inconsciamente come un magma indistinto dal quale è difficile estrapolare sia la realtà dei fatti che la loro devastante ricaduta nella nostra vita. Che sia guerra, che sia fiction, la reazione emotiva è quasi la stessa, è più da telespettatori che da cittadini, anche perché la scatola che trasmette le immagini – sia reali che virtuali – è sempre la stessa. Insomma, se le bombe non ci cadono proprio addosso, è facile pensare che sia tutto un film! Per questo usiamo le parole per dire parole e non per dire cose.

Anna Maria Guideri, 11-06-2022

Diritti verso il muro

da Facebook Spartaco Marchiani Torricini

Dritti verso il muro, tranquilli allegri e sorridenti.
Chiaccherando amabilmente di Wimbledon, calcio mercato, guerra nucleare.
Immersi in un Giugno che sembra un ferragosto.
Chi vincerà lo scudetto?
Ma secondo te la Bomba chi la sgancia per primo ?
Signora mia e il prezzo della benzina?
Guardi non me ne parli, d’altronde ormai pure il pane è un bene di lusso.
I russi gli americani, i conigli mannari, gli orsi nani.
Dritti verso il muro, tranquilli allegri e sorridenti.
Ancora convinti che qualcuno all’ultimo secondo, tirerà il freno a mano.
Dritti verso il muro, tranquilli allegri e sorridenti.
Privi di radici privi di ali, o di quella brutta roba un tempo detta ideali.
Immersi un eterno presente
Fino a quando quel muro
Non ci riporterà nel niente.

MOTTI DA LEGARE 11 (amg)

1 – Retropensiero: perché dobbiamo inviare le armi per salvare la democrazia, se la democrazia non fa niente per salvare noi?

2 – Per raggiungere l’uguaglianza, basta far mancare il necessario a tutti.

3 – Beato quel Paese che non ha bisogno di eroi … ma nemmeno di rei!

4 – Il politicamente corretto fa più scalpore del politicamente corrotto.

5 – Democrazia odierna: confondere la libertà di idee con la libertà di propaganda.

6 – Scaricabarili: c’è sempre qualcuno che delinque al posto nostro.

7 – La differenza non fa differenza, l’indifferenza invece, sì.

8 – Quanto più un danno è irreparabile, tanto più il responsabile si rende irreperibile.

9 – Progresso tecnologico: meglio sbagliare da esseri umani che non sbagliare da automi.

10 – Politica: ogni promessa è un dubito.

11 – Condizionamento mediatico: che ce ne facciamo della libertà se non sappiamo come usarla?

12 – Discriminazione: perché dovremmo amare i nostri dissimili?

13 – Non si vive di solo pane, ma c’è chi non ha nemmeno il pane per vivere.

14 – Un maestro è grande anche quando sbaglia? Soprattutto quando sbaglia, se lo riconosce!

15 – Vacanze: c’è chi va al mare, c’è chi va in montagna e c’è chi va nel deserto … televisivo!

16 – Coerente non è chi non cambia idea, ma chi, a non cambiarla, ci rimette.

17 – Deriva della sinistra: se siamo sempre dalla parte dei poveri … poveri noi!

18 – La democrazia richiede cultura civica ed etica … ecco perché è così difficile che venga rispettata.

19 – La diversità è accettata solo se è un di più, non un di meno.

20 – Verità o falsità? La gente non si fida del fantastico autentico, ma del falso spacciato per vero.

21 – Tutti invitano Putin a sedersi ad un tavolo, ma lui preferisce stare in piedi.

22 – Darwin rivisitato. Evoluzione della specie 2: da ominidi ad umani; da umani a cittadini; da cittadini a telespettatori; da telespettatori a digitali; da digitali a robot; da robot a codici …

23 – Dilemma. Se è così difficile distinguere gli scemi dagli intelligenti, chi potrà scegliere gli intelligenti per neutralizzare i danni compiuti dagli scemi?

24 – Il pregiudizio si spiega soprattutto con la pigrizia mentale.

25 – Gli esseri umani amano più la vittoria della verità, ma purtroppo, non si somigliano per gnente!

26 – Era digitale: libertà di divertirsi sempre di più e di capire sempre meno.

27 – Tutte le destre si somigliano, mentre ogni sinistra è sinistra a modo suo …

28 – Tempi moderni: tutto ciò che è virtuale è reale.

29 – Guerra: la verità è semplice, ma noi siamo molto complicati.

30 – Magra consolazione. Meglio che il mondo vada male, così ci dispiacerà meno lasciarlo!
31 – Flop della Lega & C. al referendum sulla giustizia: sbagliando non sempre s’impara, ma a volte ci s’azzecca!

Anna Maria Guideri, 15-06-2022

Maledetti pacifisti

Un recentissimo pamphlet del giornalista Nico Piro, inviato del TG3

Maledetti pacifisti. Come difendersi dal marketing della guerra di Nico Piro (Autore) People, 2022. EAN: 9791259790699 pag. 160 euro 12 : epub light DRM EAN: 9791259790842 euro 6,99
Descrizione
«Non sono un medico, non sono un politico, sono un giornalista. Il mio pezzettino, la mia gocciolina, è provare a raccontare la guerra per quello che è: merda, sangue, morte e dolore.» Mentre l’Ucraina brucia, Nico Piro, inviato di guerra per il Tg3, ragiona e scrive in queste pagine, con penna affilata, della vendita del “prodotto-guerra” da parte dei politici e del loro apparato mediatico, disperatamente impegnati a piazzare il conflitto a un’opinione pubblica che non ne vuole sapere nulla ed è schierata – lo dicono i sondaggi – con la pace. Di fronte alla violenza verbale degli opinionisti con l’elmetto, al sorgere di un pensiero unico bellicista, lo scopo di questo pamphlet è smontare la narrazione della guerra che ci stanno spacciando come male necessario dall’alto valore morale.

Il libro
https://www.ibs.it/maledetti-pacifisti-come-difendersi-dal-ebook-nico-piro/e/9791259790842
l’autore
https://nicopiro.it/chi-sono/

Spezzeremo le reni …

da Facebook Pietro De Nitto


“Con le sanzioni spezzeremo le reni alla Russia”.
Dopo lungo penare, trovato un accordo sul sesto pacchetto sanzioni – il cui elemento principale era l’embargo del petrolio. Un accordo con tante deroghe, con Paesi che aderiscono a date diversificate; probabilmente aggirabile con triangolazioni con altri Paesi extra-accordo; data inizio tra 8 mesi. Ma è bastato il solo annuncio per una nuova fiammata dei prezzi al consumatore, di fatto senza motivo.
Nella sua relazione il governatore Visco ricorda che “l’aumento del costo delle materie prime sono tassa ineludibile per l’Italia” – e qualcuno la deve pagare. Non lo Stato, che ha accumulato un enorme debito, quindi i cittadini, con una inflazione non compensata da aumenti salariali. Se questo è, abbiamo capito che il governo si allinea alle sanzioni, la bolletta è la nostra!
Ma servono – stanno servendo questi provvedimenti verso la Russia? Per capirci: le sanzioni hanno un senso soprattutto lato export, quando non fornisci tecnologia a uno Stato che non è in grado di svilupparla in modo autoctono, inceppandogli le catene produttive; nel caso in specie, le sanzioni lato import dovrebbero servire a non “finanziare la guerra”. Hanno funzionato finora? Gli ottimisti occidentali dicono di sì, la realtà dice che Putin ha guadagnato di più vendendo meno gas. Se aggiungiamo che questo ultimo pacchetto parte dal 2023 (a guerra abbondantemente finita – si spera), l’unico risultato certo è l’inflazione che ci stiamo creando – cioè stiamo spezzando le reni, ma a noi stessi.
“C’è un aggredito e un aggressore”
Tre mesi fa siamo stato colti di sorpresa dalla colonna di mezzi militari russi che hanno valicato i confini ucraini. Immediatamente si è attivato il trust mediatico che ha iniziato a tambureggiare e pompare ansia ed odio verso il “pazzo, criminale, nuovo Hitler”. Una guerra nata da una mente debilitata e senile, “immotivata, senza giustificazioni”. Dopo tre mesi di narrazioni monocordi a reti e carta unificati – oggi circa il 70 % degli italiani pensa che questa guerra non è tutta in capo al Cremlino. Abbiamo avuto il tempo di appurare che un conflitto a bassa tensione già c’era; che conclude una costante pressione USA-NATO verso l’est Europa; che è la risultante anche di processi macro-economici che erano destinati alla collisione.
Per certi versi diventa anche difficile stabilire unitariamente il soggetto aggredito/aggressore. In una intervista del 2020 così si esprimeva Zelensky sul Nord Stream 2:” è stato completato per il 95% ? cosa possiamo dunque fare al punto in cui siamo? Semplice: impedire che venga completato l’altro 5%”.
La domanda da porsi è: cosa c’entra l’Ucraina col NS2? Perché vuole impedirne il completamento? Questi gasdotti – è bene ricordarlo – sono in qualche modo un cordone ombelicale tra Europa occidentale e Russia: non solo gas, ma anche interazione, cooperazione, scambi commerciali. A questo obiettivo si oppongono i paesi baltici, Polonia, Ucraina. Loro vorrebbero la Russia espulsa dall’Europa, un muro tra noi e loro. Si capisce che per costoro la NATO non è organizzazione difensiva, ma organismo di offesa, per saldare una volta per tutte i loro conti.
Vogliamo seguire quella NATO bellicista e rivendicativa?
In tanti indicano con abbondante sicumera chi è l’aggressore e chi l’aggredito, per conto mio vedo immagini molto più contorte e indecifrabili.

Papa Francesco e Cappuccetto Rosso

Lo schema Cappuccetto Rosso e la III Guerra Mondiale

Da Facebook su segnalazione di Pasquale Pugliese

“Dobbiamo allontanarci dal normale schema di «Cappuccetto rosso»: Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici, in modo astratto. Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro. Un paio di mesi prima dell’inizio della guerra ho incontrato un capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco, davvero molto saggio. E dopo aver parlato delle cose di cui voleva parlare, mi ha detto che era molto preoccupato per come si stava muovendo la Nato. Gli ho chiesto perché, e mi ha risposto: «Stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro». Ha concluso: «La situazione potrebbe portare alla guerra».
Questa era la sua opinione. Il 24 febbraio è iniziata la guerra. Quel capo di Stato ha saputo leggere i segni di quel che stava avvenendo. Quello che stiamo vedendo è la brutalità e la ferocia con cui questa guerra viene portata avanti dalle truppe, generalmente mercenarie, utilizzate dai russi. E i russi, in realtà, preferiscono mandare avanti ceceni, siriani, mercenari. Ma il pericolo è che vediamo solo questo, che è mostruoso, e non vediamo l’intero dramma che si sta svolgendo dietro questa guerra, che è stata forse in qualche modo o provocata o non impedita. E registro l’interesse di testare e vendere armi. È molto triste, ma in fondo è proprio questo a essere in gioco.
Qualcuno può dirmi a questo punto: ma lei è a favore di Putin! No, non lo sono. Sarebbe semplicistico ed errato affermare una cosa del genere. Sono semplicemente contrario a ridurre la complessità alla distinzione tra i buoni e i cattivi, senza ragionare su radici e interessi, che sono molto complessi. Mentre vediamo la ferocia, la crudeltà delle truppe russe, non dobbiamo dimenticare i problemi per provare a risolverli. È pure vero che i russi pensavano che tutto sarebbe finito in una settimana. Ma hanno sbagliato i calcoli. Hanno trovato un popolo coraggioso, un popolo che sta lottando per sopravvivere e che ha una storia di lotta.
Devo pure aggiungere che quello che sta succedendo ora in Ucraina noi lo vediamo così perché è più vicino a noi e tocca di più la nostra sensibilità. Ma ci sono altri Paesi lontani – pensiamo ad alcune zone dell’Africa, al nord della Nigeria, al nord del Congo – dove la guerra è ancora in corso e nessuno se ne cura. Pensate al Ruanda di 25 anni fa. Pensiamo al Myanmar e ai Rohingya. Il mondo è in guerra. Qualche anno fa mi è venuto in mente di dire che stiamo vivendo la terza guerra mondiale a pezzi e a bocconi. Ecco, per me oggi la terza guerra mondiale è stata dichiarata.”
[Papa Francesco, intervista alle riviste europee dei Gesuiti]
[qui più ampi stracci pubblicati oggi da Avvenire:

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/il-papa-non-si-pu-ridurre-la-guerra-a-una-distinzione-tra-buoni-e-cattivi?fbclid=IwAR0IchSIKSqF43a667nQV-BB3Z4UpgdlWgDZjCk8LZdghWqvoBIUuMyyzoY·

Siamo alla canna del gas

… americano ovviamente

da Facebook Rina Zardetto 11 giugno 2022

E’ un post lungo, ai più non interesserà, e non riusciranno a leggerlo, ma riguarda le nostre vite.
Per chi non avesse chiare le scelte del governo e a cosa ci porteranno….
“Una nave gasiera di ultima generazione può trasportare fino a 200.000 metri cubi di gas liquefatto.
Nel processo di liquefazione il volume del gas viene ridotto di circa 600 volte.
Per farlo si porta il gas a -160 gradi centigradi, temperatura che dovrà essere mantenuta durante tutto il trasporto.
Una volta arrivato a destinazione il GNL dovrà essere rigassificato riportandolo gradualmente alla temperatura ambiente.
Il processo di liquefazione e rigassificazione richiede un’energia pari a circa il 30% della resa in combustione del gas, quindi il GNL parte già fortemente penalizzato in competitività, se poi aggiungiamo i costi di trasporto, é evidente che con questa soluzione avremo bollette molto più care.
A parte tutto ció va poi considerato l’aspetto ecologico.
Gli USA hanno promesso alla UE 15 miliardi di metri cubi di gas l’anno che rappresentano meno del 20% del solo fabbisogno italiano.
15 miliardi di metri cubi di gas, una volta liquefatti, si trasportano mediamente con 125 navi.
Una nave impiega circa 20 giorni per attraversare l’atlantico e raggiungere l’Italia dagli USA.
Altri 20 giorni servono per il percorso inverso (più almeno 2 giorni per le operazioni di carico e scarico).
Per il tragitto attraverso l’Atlantico la nave brucia circa 4.000 chili di gasolio marittimo ogni ora, 96.000 chili al giorno, che per 40 giorni del viaggio di andata e ritorno dagli USA fanno quasi 4.000 tonnellate.
Moltiplicate per 125 viaggi, sono mezzo milione di tonnellate di gasolio bruciato in un anno, per trasportare il gas in Europa, con tutte le emissioni nocive del caso.
Ma non é tutto.
Negli USA non ci sono sacche di gas naturale come quelle siberiane (o se esistono, sono in via di esaurimento).
Il gas americano é quasi tutto shale gas.
Si tratta di gas intrappolato in rocce sedimentarie argillose.
L’estrazione di questo gas avviene con un processo denominato Fracking.
Sottoterra si trivellano pozzi orizzontali, lunghi anche diversi kilometri, nei quali vengono fatte brillare cariche esplosive. Poi vi si inietta acqua ad alta pressione, mescolata a sabbia e additivi chimici.
Questo permette di frantumare le rocce argillose, da cui possono così liberarsi il petrolio o il gas, che salgono in superficie attraverso il pozzo.
Il territorio e l’ambiente ne escono devastati.
I problemi collaterali di questo genere di estrazioni, infatti, sono gravissimi.
L’impossibilità di assicurare la perfetta tenuta delle tubazioni nei pozzi, causa l’irrimediabile inquinamento delle falde acquifere, che si trovano a metà strada tra i giacimenti e la superficie; inoltre, va ricordato che il metano è un potente gas serra e una parte di quello estratto si libera nell’atmosfera.
Ogni pozzo occupa in media 3,6 ettari di territorio e richiede enormi quantità di acqua (da 10 a 30 milioni di litri), e di sabbia.
La sabbia deve essere estratta, raffinata, caricata e trasportata su treni (100 carri ferroviari per ogni pozzo), accumulata in depositi e infine trasportata con automezzi fino al punto di utilizzo.
Uno degli impatti ambientali più preoccupanti è legato all’acqua utilizzata per il fracking, che risale poi in superficie e deve essere smaltita come rifiuto nocivo, in quanto contaminata.
L’unica soluzione praticabile è trasportarla con autobotti in altre zone, dove viene stivata nel sottosuolo, con ulteriore inquinanento.
Tutta questa attività inoltre, stimola faglie sismiche sotterranee e induce terremoti.
Nel 2007 in Oklahoma c’era stato un solo terremoto, mentre nel 2015 ve ne sono stati oltre 900; per la maggior parte sono stati lievi, ma alcuni hanno provocato molti danni.
In pratica, una zona virtualmente non sismica è stata trasformata in pochi anni nel territorio più sismico degli Stati Uniti, proprio a causa dello smaltimento dei liquidi usati per l’estrazione di idrocarburi di scisto nelle profondità del sottosuolo.
Intendiamoci, anche i russi e gli azeri hanno devastato il mar Caspio per l’estrazione del petrolio, ma importare gas dagli USA é l’operazione sia economicamente che ecologicamente più stupida che si possa fare.
Il ministro Cingolani ha però già pronto il rimedio: sostituire il gas russo con gas naturale liquefatto (GNL) importato da altre aree (soprattutto Stati Uniti, Medioriente e Africa). Per accelerare le importazioni – ha comunicato alla Camera — saranno installati rigassificatori galleggianti su grandi navi ormeggiate nei porti di Piombino, Ravenna e altri. Qui arriveranno in continuazione le navi gasiere, che travaseranno il GNL sui rigassificatori galleggianti. Si tratta di una operazione ad alto rischio: il GNL è gas compresso di 600 volte portandolo a -161°C, che viene riportato dai rigassificatori a temperatura ambiente usando acqua di mare in enormi quantità. Qualsiasi fuoriuscita accidentale in tale operazione può avere effetti disastrosi. Per questo le norme internazionali di sicurezza prevedono che i rigassificatori debbano essere lontani da qualsiasi operazione commerciale marina o centro abitato.
Tali norme vengono completamente ignorate dal piano governativo, presentato dal ministro Cingolani, già in fase esecutiva. Il grave rischio a cui espone le popolazioni è confermato dal fatto che, a meno di 100 km dal porto di Piombino dove sarà ormeggiato il rigassificatore, c’è un rigassificatore in funzione ormeggiato in mare a 22 km dalla costa, attorno al quale per ragioni di sicurezza c’è una vasta area marina interdetta alla navigazione e a qualsiasi altra attività.” ‘E il popolo italiano plaude, contento del Governo dei Migliori, di penalizzare la Russia e di danzare sul Titanic Italia.”
fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gnl…/11_45921/